Non voglio straziarti. Ti basti che arrivammo, io nel mio costume di Montecarlo, col mio cappello guarnito d'osprey e le mie scarpette lucide e impertinenti; Anne-Marie, con un'aria di principessina svogliata; e Aldo — un pallido Antinoo, con quarantacinque dollari nel portafogli.

E venne la Via Crucis del cercare alloggio. Mamma, ma fui io mai al Grand Hôtel a Roma? Fui io, Nancy, che scesi con languido passo le larghe scale dai vellutati tappeti, per salire nell'automobile reale che m'aspettava per condurmi al Quirinale? Ed ero io, che sdraiata nella grande poltrona dello zio Giacomo ascoltavo benignamente i folli poeti che mi leggevano i loro canti? Ero io, che con dita svogliate suonavo campanelli elettrici perchè i domestici mi venissero a servire?

Ciò avvenne forse ai tempi
D'Omero e di Valmichi...

Quella era un'altra Nancy. Questa Nancy trascinò i stanchi passi per ore ed ore traverso strade dritte e terribili chiamate « Avenue », con un lugubre marito da un lato, e una bimbetta piagnucolante dall'altro.

Terza Avenue... Quarta Avenue... (poi in fretta traverso la Quinta Avenue dove non sta che la gente ricca)... e giù per la sesta Avenue... e dovunque v'erano gli stessi negozi sporchi, e bambini strillanti, e ragazze impudenti, e uomini villani; e il rombo di treni sopra il capo, e il clamore e lo stridìo di tram e di trolley. Poi, finalmente, la Settima Avenue — una via tranquilla, squallida, senza treni — traversata da altre strade tranquille e squallide, dove v'erano meno bambini strillanti e meno negozi sporchi, ma delle file di case scialbe e repellenti, dei « boarding-houses », dove alloggiano gli infelici, gli stranieri, la gente senza casa, i naufraghi della vita.

Suonammo alla porta d'una di queste case che aveva l'aria più pulita e modesta delle altre. Una donna aprì. Mi guardò; guardò il mio cappello e le mie scarpe. « Cosa volete? » disse. — « Una stanza » — cominciò Aldo. La donna chiuse la porta senza rispondere.

Nella casa vicina una donna avvolta in uno sporco accappatoio di seta rosa, si affacciò alla finestra: « Se cercate stanze », disse, « qui ce n'è. Otto dollari al giorno. E i pasti un dollaro ».

Nella casa seguente non prendevano bambini. Nell'altra non prendevano forestieri. Tutti ci guardavano male; stupiti e diffidenti di vederci nella loro povera contrada coi nostri abiti troppo costosi ed eleganti. Li insospettiva la bellezza di Aldo; il suo accento italiano faceva loro paura. E Anne-Marie, ad ogni nuova faccia che appariva alle porte, strillava.

Finalmente Aldo disse: « Andrò al Consolato italiano. Tu, aspetta colla bambina in qualche negozio ». Entrammo da un fornaio, e ci sedemmo; e Anne-Marie mangiò molti panini.

Il Consolato era all'altro capo di New York e quando Aldo vi arrivò lo trovò chiuso. Ritornò depresso e sfinito; io, frattanto, avevo fatto amicizia colla moglie del prestinaio. Era una tedesca, grassa e bionda e mite. Le raccontai la nostra Storia del Lupo: che io ero una poetessa, e che ero stata ricevuta dalla Regina; e poi tutta la storia di Montecarlo.