— E dunque, che cosa sarà Nancy?

— Buona, — saltò su a dire la piccina, — molto, molto buona. Dammi un altro di quei dolci che fanno pum! Nonna, tienimi le orecchie.

Edith le tese un salterello avvolto di carta d'oro e adorno di figurette; e Nancy, con le mani della nonna sulle orecchie e con gli occhi chiusi, lo tirò con molti strilli di gioia e di spavento.

Edith, ora alta e sottile, e di cui le due treccie si erano fuse in una sola, appuntata sulla nuca da un gran nodo di nastro, ripetè la sua domanda.

— Che cosa vuoi dire? — le chiese la signora Avory.

— Spero bene, — disse Edith con gravità, — che non vorrete farne semplicemente una ragazza come tutte le altre!

Allora Valeria parlò timidamente:

— Veramente, ho pensato qualche volta che desidererei... che fosse... un genio!

Ed esprimendo questo audace pensiero, Valeria arrossì.

Edith approvò col capo, serenamente. La signora Avory guardò dubbiosa la figuretta della sua nipotina, intenta ora a tirar giù la tovaglia per arrivare ai salterelli. La piccola Nancy s'accorse subito di quello sguardo indulgente e si avvicinò alla nonna.