— Ah! vorrei che tu fossi poeta, Anne-Marie, — disse sua madre spingendole indietro dalla fronte i biondi capelli.

— Perchè? — disse Anne-Marie, dimenandosi per sfuggirle.

— I poeti sono immortali; vuol dire che non muoiono mai, — disse Nancy, lieta di porre una immagine nel piccolo libro bianco e rosa.

— Allora sarò un poeta, — disse Anne-Marie che conosceva la morte per aver sotterrato nel cortile dei Schmidl un gatto morto e per averlo scavato fuori un paio di giorni dopo per vedere com'era.

Ma Anne-Marie non era destinata ad essere poeta. Nei piccoli libri bianchi e rosa che le mamme credono di creare, il Racconto è già scritto prima ancora che essi giungano nelle tenere mani materne. E Anne-Marie non doveva essere poeta.

Ma ancor sempre a Nancy il fuoco sacro bruciava il cuore, e correva come fiamma liquida nelle vene. Ella si diceva:

— Adesso non è possibile ch'io lavori al mio Libro. Il Libro deve aspettare finchè Anne-Marie non avrà più bisogno ogni momento di me. Ma frattanto posso scrivere delle poesie! Posso scrivere un ciclo di poesie intorno ad Anne-Marie. Li chiamerò « Poemi di Puerizia »....

Allora con occhio d'artista Nancy si pose a osservare la sua figliuoletta, seguendola con lo sguardo penetrante, gettando sovra l'inconscia testolina bionda il cilestre velo dell'idealità, e scrutando i limpidi occhi infantili per trovarvi la sorgente di frase novella o di simbolo felice. Voleva porla come una statuetta neoterica in cima a un sonetto; voleva fissarla e immortalizzarla in qualche rara posa arcaica.

Ma Anne-Marie era la creatura del suo ambiente. Anne-Marie metteva degli abiti foggiati e cuciti da Minna; e portava in testa un piccolo e piatto cappello rosa che pareva un coperchietto.

Anne-Marie aveva parlato italiano come una principessina di Toscana; ma il suo inglese, imparato dai tedesco-americani della Settima Avenue e dell'82.ma Strada, era un idioma orrido e grottesco. Ogni volta che Anne-Marie apriva la piccola bocca soave, ne uscivano delle frasi che erano come dei pugni nel cuore a Nancy. Invano le aveva ella raccontato la storia della principessa stregata a cui, quando parlava, saltavano fuor dalla bocca i ranocchi; mentre sua sorella, la principessa buona, aveva la bella bocca « di rose piena, e di perle e di dolci parole ».