— Questo dev'essere come un suon di tromba, — gridò il Professore.
— Si, sì, mi ricordo, — disse Anne-Marie.
Ed ecco, per la terza volta, ritornare la melodia; Anne-Marie la suonò, piano come un sospiro — pareva suonare in sogno — e fece un gruppetto pianissimo, di una leggerezza così vaporosa, che il Professore si cacciò violentemente le mani in tasca e l'assistente stupefatto volse il capo dal pianoforte e la guardò. Era la fine: le scale ascendenti fluttuarono sempre più lene e lenti... si dileguarono... e le tre ultime note chiamanti, solitarie, caddero come stelle — pure, splendide, lontane.
Per un istante nessuno parlò. Poi il Professore si avvicinò alla bambina.
— Perchè hai detto « mi ricordo » quando io ti ho detto di far le note come uno squillo di tromba?
— Non so, — disse Anne-Marie con quell'aria vaga e trasognata che aveva sempre dopo aver suonato.
— Che cosa intendevi di dire?
— Niente, volevo dire che capivo, — disse la bimba.
Il Professore la guardava con le ciglia aggrottate, e le sue labbra movevano nervosamente.
— Tu hai detto « mi ricordo »! Ed io credo che tu « ricordi »; tu non stai imparando nulla di nuovo. Tu stai ricordandoti di cose che hai saputo già.