Ma tutta la Svizzera era infiorata di giovinezza. Pareva che tutte le donne al mondo non avessero che diciasette o diciotto anni! Nunziata diceva nervosamente mille volte al giorno:
— Dio! che bella ragazza!
E Nino diceva:
— Ah, sì? Dove?
— Ma l'hai pur vista... quella che è passata adesso.
Nino non aveva visto.
— Ma sì che l'hai vista, — insisteva Nunziata.
No, Nino non aveva veduto nessuno, non vedeva mai nessuno.
Ma Nunziata vedeva tutti. Ogni figuretta slanciata, ogni fine profilo, ogni curva di guancia fresca, le figgeva spine e scheggie nel cuore dolorante. Portava le sue vesti meravigliose e i suoi cappelli inverosimili, ma stonavano nel grandioso ed elementare paesaggio svizzero. E le fanciulle che andavano al tennis in camicetta bianca e gonna corta, passando a braccetto, gaie nella spietata luce del sole di giugno, si voltavano a guardarla, e ridevano.
In breve Nunziata sentì che ciò che era stato un mero capriccio per lei durante quattro anni in cui aveva ancora per distrarla le sue parti e il suo pubblico, i suoi impresari e i suoi critici, i suoi adoratori e i suoi nemici — ora non era più un capriccio. La « toquade » di cui si rideva non era più una toquade. La « cotta » era divampata e s'era fatta incendio. Questa era la passione — la temuta e grande passione.