Passa qualche momento. La lampada sulla tavola ondeggia e quasi si spegne e la stanza è immersa nell'ombra.

In cima agli scalini appare la figuretta di Mirella. Come un'allucinata essa si guarda intorno e i ricordi terribili l'afferrano, agghiacciandola d'orrore. Lenta trasognata soffermando lo sguardo su ogni oggetto noto si avanza silenziosa. Nei suoi occhi tremola il ricordo delle subíte atrocità.

Sempre come una sonnambula scende i tre gradini e giunta all'ultimo il suo occhio si fissa sulla porta drappeggiata in faccia a lei. Un'onda di orrore la invade; essa indietreggia; ed ora sta rigida colle spalle alla ringhiera nell'atteggiamento identico del suo passato martirio. — Colle braccia dietro a sè, come legata alla ringhiera, fissa lo sguardo di demente sulla terribile porta.

E questa lentamente si muove — si apre. Il terrore di Mirella s'accresce fino al parossismo, mentre guarda lenta aprirsi quella porta fatale...

Ed ecco nel vano della porta, illuminata tutta dai raggi lunari che dalla finestra tonda le circondano il capo come di una perfetta aureola — appare Chérie col bambino tra le braccia. Indossa ancora la sua bianca veste, ma un lungo velo azzurro le cinge la testa.

Vede Mirella e s'arresta — immobile come una visione.

Mirella

Vedendo l'apparizione, che le sembra divina, cade in ginocchio con un grido.

Ah!

Fa il segno della croce e congiungendo le mani pronuncia con voce estatica: