E continuando la sua strada, umiliato, pensava di sè: che razza di dottore era mai? Che dottore inutile e grottesco! Specialista di malattie tropicali qui, in un paesello nordico dell'Inghilterra, dove il sole si vedeva un giorno su dieci! Che ironia saper curare i casi d'insolazione e di colera asiatico! Essersi specializzato negli studi dell'elefantiasi e della lebbra, nelle cure dei veleni ofidici di vipere e di naie!... Ah! meglio se fosse rimasto laggiù nelle Indie, solitario naufrago della vita sulle torride e desolate coste del Malabar, tra i soldati e i negri; meglio se non fosse tornato qui nel suo paese nativo, a sposare la mite e timida creatura, di vent'anni più giovane di lui, che ora gli metteva al mondo, tra gli spasimi, dei figli — come lui miti e timidi, come lui inetti alla vita....

Veramente, pensò poi per consolarsi, sua figlia maggiore — l'unica fino ad oggi — la piccola Myosotis ch'egli andava ora a trovare, non era poi tanto timida, nè tanto mite.... Al pensiero di Myosotis il dottore Francis Harding affrettò il passo.

Giunse alla casa della maestra e, battendo piano alla porticina verde, senza attender risposta girò la maniglia ed entrò.

Subito dalla saletta a pianterreno gli corse incontro la sua bambinetta seguita con maggior compostezza da Miss Smith.

— Papà!... — e gli saltò tra le braccia. Poi, guardandosi intorno: — dov'è la mamma?

— Te l'ho già detto io, — interpose in fretta la maestrina, anima mistico-poetica, ammiccando cogli occhi al dottor Harding; — è andata nel giardino delle Esperidi a prenderti un fratellino.

— Poteva tralasciare; — disse la piccola Myosotis — potevamo mandare il giardiniere o qualcun altro a prenderlo. E poi, — soggiunse con un piccolo broncio, — non c'era bisogno di fratellini; vero, Papà?

Il Papà arricciandosi nervosamente i baffi grigi si strinse nelle spalle con fare un po' compunto.

— Veramente.... — disse, quasi coll'aria di volersi scusare.

La maestra s'interpose di nuovo: — Bisogna accettare con gratitudine ciò che il buon Dio manda.