—Raimonda!—mormorò convulso—amami! amami!

—Ma ti amo! ti amo! Non hai compreso che ti amo?—singhiozzò lei.

E colle due mani gli alzò il viso e gli affondò nelle pupille lo sguardo violento, assetato di voluttà.

Al giovane ella apparve d'un tratto intristita, avvizzita, pietosa. Ed egli pensò che la donna è meno bella quanto più è ardente, meno inebriante quanto più è appassionata, meno commovente quanto più è commossa.

Con subitaneo finissimo intuito ella parve leggergli in fronte quel pensiero. Si riprese, subitamente calmata, sorrise, lo cinse col braccio e gli battè lievemente le dita sulla schiena, come se suonasse il pianoforte.

—Ma tu, dopo ciò che ti ho detto, tu hai forse paura di me!

—No! no! non ho paura—esclamò il giovane, ripreso a sua volta dalla passione.—Hai detto che amarti era la morte! Ebbene, io non ho vissuto prima di amarti!

—Nè vivrai dopo di avermi amata,—disse, accarezzandogli con mano leggerissima i capelli.

Di nuovo egli si sentì urtato da questa asserzione sensazionale che gli parve assai spostata.

Che strana manìa era questa, di voler drappeggiare un grazioso idillio, una piacevole avventura, nel manto tenebroso della grande tragedia?...