Ma l'altro nuovamente si scansò.
—Grazie,—disse. E soggiunse con una risatina amara:—È curioso che a noi, ciechi, non è mai consentito stare in piedi, neppure un momento. Tutti, non appena ci scorgono, si affrettano a spingerci in una seggiola o una poltrona. È un fenomeno curioso...
—Perdoni,—fece Alberto un po' mortificato. E rimase anche lui in piedi, in faccia all'altro, turbato da quello sguardo che, pur essendo spento, sembrava fisso in lui.
Dopo un attimo di silenzio il giovane cieco riparlò.
—Ella conosce il mio nome? Mi chiamo Adriano Scotti.
—Felicissimo!—fece Alberto e stese la sua mano. Ebbe poi un momento di umiliata tristezza poichè l'altro non si era accorto di quel gesto. La mano gli ricadde lungo il fianco.
—Ella, se non erro—continuò Adriano Scotti,—sta facendo il ritratto di una signora... di una signora che io conosco...
—No,—rispose l'altro, secco secco.—La signora...—esitò, quasi schivo di pronunciarne il nome;—la signora... Rosàlia...
Alberto lo interruppe.