Raimonda lo fissava collo sguardo gelido e il sorriso cattivo.
—Sta bene. Poichè sei tu, proprio tu, che me lo chiedi, andrò.
E stringendo le labbra in una linea dura, mise fine alla conversazione prendendo un libro dalla tavola.
—È uno sventurato,—continuò Alberto dopo un silenzio. E per debito di coscienza insistette:—Andrai domani?
—Sì, sì; andrò domani. All'alba,—fece lei, ironica.
—No. Perchè all'alba? Va nel pomeriggio,—disse Alberto.—Ed io, verso sera, verrò a prenderti.
Stese la mano ad accarezzare le dita di Raimonda, strette come una piovra bianca intorno alla copertina del libro.—Farai una buona azione,—soggiunse un po' commosso.
—Sì, sì, sì—disse lei,—e si alzò. Gli battè leggermente la mano sulla spalla in quel gesto di indulgente superiorità che al giovane spiaceva assai, e lasciò la stanza.
All'indomani mattina, allorchè Alberto si recò a chiedere nuove di lei, gli dissero che alla prim'ora ella era partita.