Ed io, pur ribellandomi, pur riluttante, pur non amandola—anzi, detestandola quasi!—divenni suo schiavo, cosa sua.
Ed io, pur ribellandomi, pur riluttante, mai, nè un giorno, nè un'ora, nè un attimo di felicità.
Era una tortura la sua passione. La sua ferocia, la sua gelosia, financo la sua lussuria, così macabra e morbosa, mi martoriavano la carne e lo spirito. Essa era un'amante spaventosa, mostruosa.
Aveva sopratutto la fissazione, l'ossessione continua della sua età, del suo declinare fisico a raffronto della mia giovinezza.
La mia giovinezza! era per lei un delitto. Pur essendo la fonte unica della sua passione per me, ella la odiava e la temeva.
—Come sei giovane! come sei giovane!—sospirava in un singulto, carezzandomi la fronte.—Che meraviglia!...—E poi, abbassando la voce:—E che orrore! ah, che orrore!...
E si abbatteva su me con una frenesia in cui vi era quasi dell'odio.
Era costantemente preoccupata della sua apparenza, del suo aspetto di fronte a me.
—Non guardarmi, non guardarmi!—esclamava sovente, quando io rivolgevo gli occhi a lei.—Vorrei che tu non mi vedessi!
E soggiungeva piano:—Vorrei che tu... non ci vedessi!