Gemendo la donna gli si abbattè sul petto.

—No... no... Lasciami... lasciami!

—Che cos'è?—urlò lui, sfiorandole la bocca colle mani e poi guardandosi con terrore le dita.—Che cos'è questo?

—No... no... Non ne ho preso!—singhiozzò lei. E soggiunse afona:—Ho avuto paura!

Egli sentì che diceva il vero. Ebbe come un colpo nelle vene... Il cuore, che gli si era fermato, riprese a battere; la stretta delle sue braccia intorno a quel fragile corpo si rallentò, si sciolse; ed ella cadde su una seggiola accanto al letto, colle braccia protese e la testa abbattuta sulle coltri.

Il giovane indietreggiò, preso da un senso di gelo. Una violenta reazione si faceva in lui. Dopo il primo impeto di gioia, di una gioia così acuta da essere quasi insostenibile, l'ondata d'estasi per averla ritrovata viva si tramutava in un fiotto d'esecrazione e d'ira.

Falsa, vile, bugiarda! Ella gli aveva inflitto a vuoto quella inutile angoscia. Falsa, vile, bugiarda!... Ella aveva scritto quella lettera straziante, per dilaniarlo, per torturarlo! Per farlo impazzire aveva inscenato questa finta tragedia, colla polvere sulle labbra e la scatola di veleno aperta.

Il sangue gli salì alle tempia; una vampata d'odio gli abbagliò la vista. Gli parve di doverla afferrare per le spalle, per i capelli; gli parve di doverla prendere alla gola e soffocarla perchè non mentisse più, perchè non parlasse più, perchè non respirasse più!

Lo spasimo fu troppo forte; egli d'un tratto si abbattè sul divano e scoppiò in pianto.

Vacillante ella sorse in piedi e gli fu accanto; ed egli sentì intorno al suo collo le braccia tremule di lei; nei suoi capelli i baci e le lagrime di lei.