Il signor Mellon, che aveva ancora da suonare [pg!158] tre battute d'introduzione, si confuse, perse il segno, andò avanti un poco brancolando mollemente tra gli accordi sbagliati — poi si fermò e volse alla moglie un viso sbalordito.

Seguì una breve discussione a bassa voce, ciascuno rimproverando l'altro d'aver sbagliato — ella chiedendogli perchè non andava avanti, e lui spiegando che lei avrebbe dovuto aspettare ancora quattro battute.

Ricominciarono. E per la seconda volta Madame Mellon informò il suo uditorio che l'amore è un misterioso augello.

Con impeto latino, con molto ansar del seno e fiammeggiar delle pupille, ella dichiarò con selvaggia noncuranza:

«Se tu non m'ami — ebben io t'amo!»

e le parole: «E se mai t'amo dêi tremar per te!» sembrarono acquistare sulle sue labbra un significato di minaccia nuova e temibile.

E ancora una volta Chérie che aveva ascoltato seria e composta le prime battute, fu presa da un accesso d'irrefrenabile ilarità, e dovette nascondere il viso fra le mani, scossa da uno spasmodico accesso di riso.

Luisa guardò Chérie; poi guardò Madame Mellon; ed ecco che lei pure fu colta da una voglia di ridere quasi isterica. Le labbra serrate [pg!159] fra i denti, le narici frementi, ella si tenne rigida e dritta, cogli occhi fissi sul palcoscenico, ma le sue spalle susultavano, e le lagrime le scorrevano pel viso.

Certo Madame Mellon vide quelle due colpevoli in prima fila; ma ne distolse con disprezzo lo sguardo. Il suo canto si fece più forte, più impetuoso e più stonato. Le sue note si libravano crescenti di un semitono, in strida selvaggie sommergendo il timido accompagnamento del povero signor Mellon che arpeggiava querulo tre battute dietro di lei.

Gli altri profughi accorgendosi che Chérie e Luisa ridevano si volsero a guardarle; i ragazzi Pitou cominciarono a ridacchiare, ma furono rapidamente ricondotti alla serietà da qualche ben assestato pizzicotto materno.