Il Vicario continuò pietoso e grave.

«Tutta la nostra amicizia, tutta la nostra pietà, vi è dovuta — e l'avrete. Se, com'è probabile, la signora Whitaker non desiderasse più ospitarvi, voi rimarrete in questa casa come una figlia nostra, diletta e sacra. Avrete da noi tutte le cure, tutte le tenerezze; sarete rispettata ed onorata —»

Luisa ruppe in singhiozzi e afferrando la mano della signora Yule la recò alle labbra.

«E nell'ora —» il Vicario si raddrizzò solenne ed imponente — «e nell'ora del vostro supremo martirio, voi non sarete abbandonata.»

Lenta, tremante Luisa si rizzò a sedere. «Che cosa — che cosa dite?»

Lo fissava stravolta, cogli occhi che ardevano come torcie nere nel viso color di cenere.

«Dico,» pronunziò solenne il prete, tenendo [pg!217] lo sguardo fermo e fisso sulla donna tremante; «dico che perchè voi avete sofferto della nequizia umana, non avete il diritto» — egli levò la mano e la sua voce vibrò sonora ed imperiosa — «non avete il diritto nè di proporvi, nè di spingere altri, a commettere un atto delittuoso.»

Un profondo silenzio regnò nella stanza. L'autorità sacerdotale reggeva il suo potente dominio.

«Un atto delittuoso!» ansò Luisa e si levò in piedi, vacillando. «Ma non sarebbe maggiore delitto spingermi alla morte? O voler forzarmi a dare la vita ad un essere che non può, che non deve vivere? Ah!» gridò con, violenza folle, «ma io mi strapperò gli occhi prima di vederlo, mi lacererò il petto prima di nutrirlo — e con queste mani, se nasce, lo strangolerò!»

Il reverendo Yule, impallidendo, tese le mani.