Si volse a guardarla: «Voi siete proprio così.»

[pg!240] Ella non rispose. Ancora, ancora quel batter d'ali nel cuore? Cominciava ad impaurirsi. Che fosse «angina pectoris» o qualche altra strana e terribile malattia? Non le dava dolore, ma la faceva vibrare da capo a piedi.

«Siete proprio pâle et pourtant rose, in questo momento,» ripetè Giorgio guardandola. Poi soggiunse con un po' d'amarezza nella voce e rendendole il libro: «State pensando al giorno in cui sposerete il vostro soldato belga?»

«Forse non vivrò fino a quel giorno,» mormorò Chérie a voce spenta. Il fremito non cessava, non cessava!

«Che idea!» esclamò Giorgio.

«E quanto a lui,» continuò Chérie con un singhiozzo, «forse a quest'ora me l'avranno già ucciso.»

«Ma no!» esclamò Giorgio. «Non dite questo. Vive, vive certo. E voi vivrete. E sarete tanto felici. — Quanto a me,» soggiunse rapido, «io vado a divertirmi un mondo. Ho idea che mi manderanno ai Dardanelli... I Dardanelli! Che bel nome allegro! Pare uno scampanellìo a festa.» E rise cacciandosi all'indietro i capelli dalla fronte chiara ed aperta. «Mi piace l'idea di andare ai Dardanelli.»

«Vi auguro fortuna,» disse Chérie guardandolo [pg!241] con un improvviso senso di tenerezza e di rimpianto.

Avevano fatto il giro del lago ed ora tornavano indietro sotto al pergolato in piena vista delle finestre della villa. Sul balconcino dello studio s'era affacciata Luisa. Chérie vide che le faceva cenno colla mano, e corse sotto al balcone alzando gli occhi.

«Mi chiamavi?»