Chérie abbassò gli occhi e si guardò. Guardò la sua vestaglia bianca ancora slacciata sul petto — tepido nido del pargolo lattante — e l'allacciò colle mani che tremavano. Poi scorse uno scialle nero di Luisa gettato sopra una seggiola; se ne avvolse in fretta le spalle e corse giù ad aprire.

Florian entrò rapido e chiuse subito la porta dietro a sè. Che strano aspetto aveva con quel [pg!318] cappotto di tela cerata gialla, e il cappellaccio calcato sulla testa! Chérie al primo sguardo lo vide cambiato; le parve più alto, e scuro e scarno in faccia.

Ora, chiusi nel vestibolo buio, ella non ne distingueva più i lineamenti.

«Chérie!» Egli le aveva afferrato la mano e gliela stringeva forte. «Sei tu, mia piccola Chérie!...» Aveva la voce rauca per l'emozione. «Dimmi — chi c'è qui con te?»

«Nessuno,» rispose lei.

«Nessuno? Ma come? Sei sola in casa?»

«Sì —» mormorò Chérie, ritraendo la sua mano. «Cioè —» E tacque.

«Ma tu — vivi qui sola? Ma gli altri dove sono? Luisa? Mirella?»

«Luisa è qui — è uscita... » balbettò Chérie.

Florian trasse un gran sospiro di sollievo. «Ah, Luisa è qui!... Conducimi di sopra. Guarda che ho poco tempo.» Si chinò per guardarla meglio. «Cos'hai? T'ho fatto paura?»