Poi — nulla più. Colle mani inerti, le braccia pendenti lungo il corpo, i ceruli occhi senza sguardo, ella rimase immota nel consueto atteggiamento d'abbandono — bianca, eterea, irreale, una creatura di serenità e di sogno.

E più che mai pareva un serafino stanco, che avesse smarrita la via di ritorno al cielo.

Nell'anima materna la torcia fiammeggiante della speranza cadde e si spense.

E il mondo per lei fu desolato e nero.

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XXVIII.

Nella sua camera Chérie, inginocchiata presso la culla, le aveva udite entrare. Si alzò lenta, trepidante. Bisognava andare al loro incontro, salutare Mirella.... dire a Luisa che Florian era tornato — tornato.... e ripartito.

Il silenzio profondo nella stanza attigua la colpì. Ella si chiese, movendo esitante verso l'uscio, perchè mai Luisa non parlava? Era pur solita a parlare con Mirella, a parlarle sempre con quella tenera voce sommessa, con quel dolce tono materno un po' insistente che pareva volere ad ogni costo ridestare la mente assopita della bimba.

Che cosa significava questo silenzio?

Non si udiva un soffio; pareva che la stanza fosse vuota.