Indi tornò giù, correndo, a vedere cosa succedeva.
Amour lasciato solo espresse la sua sofferenza ed indignazione in lunghi urli e lamenti. Qualche istante più tardi il capitano Fischer, seguìto dal sottotenente Glotz e dai due soldati, scendendo dal suo giro d'ispezione nei solai, udì gli strazianti gemiti e si fermò sul pianerottolo.
«Cos'è questo rumore? Chi grida così?» chiese rivolto a Glotz.
«Sarà quel cane, signor capitano, a cui avete dato un calcio poco fa.»
«Orribile strepito,» disse il capitano. «Fatelo cessare.»
Allora uno dei soldati entrò nella stanza — e lo fece cessare.
Il capitano Fischer scese al primo piano seguìto da Glotz.
Quando Von Wedel lo vide entrare si allontanò da Chérie e si pose sull'attenti.
Di fuori era cessato già da tempo il rombo del cannone, ma si udivano ogni tanto degli scoppi d'arma da fuoco — improvvise scariche di fucileria che cessavano di colpo com'erano principiate.
[pg!83] I tre ufficiali parevano non badare a questi rumori. Si erano radunati intorno al tavolo e parlavano tra loro a bassa voce; il capitano dava ordini secchi e concisi; Von Wedel ogni tanto interrompeva domandando una cosa o un'altra; mentre Glotz, rigido e diritto come un balocco meccanico, diceva ad intervalli: «Ja, Herr Hauptmann — ja, Herr Leutnant,» senza alcuna espressione sul viso tondo, rosso e solenne.