Infine non fu soltanto per consolare Chérie che Luisa ritrovò in quei primi giorni d'esilio il suo sorriso. Anche in cuore a lei entrava, timida ospite, la speranza.
V'erano notizie migliori dal Continente; tutta Europa era sorta in armi e combatteva con loro e per loro. Già erano giunte le prime gloriose nuove della battaglia della Marne. Poi, un giorno, arrivò un messaggio da Florian!
Apparve nella colonna degli annunci sulla prima pagina del «Times»; e il signor Whitaker [pg!146] stesso — seguìto solennemente dalla signora Whitaker, da Eva e da Giorgio — volle portarlo disopra alle loro ospiti.
Nelle brevi righe di quell'annuncio Florian diceva di essere sano e salvo, di aver veduto Claudio, che stava anch'egli bene. Dava un indirizzo al quale li pregava di voler scrivere se fortuna volesse che questo messaggio cadesse sotto i loro occhi.
Luisa e Chérie si abbracciarono, piangendo di gioia. Claudio e Florian erano salvi! Salvi! E un giorno sarebbero venuti in Inghilterra a prenderle. Forse, chissà! tra un mese o due la guerra sarebbe finita...
Da allora in poi tutte le notti Luisa sognò ad occhi aperti il ritorno di Claudio. Si figurava il suo arrivo, il suono dei suoi passi sulla ghiaia del giardino, la sua voce nell'atrio.... e poi — poi le sue forti braccia intorno a lei — Ah! mio Dio! con un sussulto essa ricordava Mirella!
Mirella!...
No — no! Con un grido Luisa si drizzava a sedere sul letto. No! No! Mirella doveva guarire, guarire prima che Claudio la vedesse. Egli non dovrebbe sapere mai ciò che era accaduto. Non bisognava dirgli nulla. Nulla. — Mai.
[pg!147] Oppure?... Si doveva dire?...
Questo dubbio divenne un'ossessione, una tortura. Doveva essa dirgli tutto — o tacere?