— Ah, l'aspettato, il desiderato marchese Gonzaga? Fortunatissimo di conoscerla! — disse il conte Morati.

— Sì conte; — rispose il vecchio inchinandosi. — Cesare Gonzaga, per obbedirla, ma senza il titolo che la sua bontà mi attribuisce.

— Zio, ci hai diritto; — entrò a dire Arrigo, che non poteva mandar giù quella rinunzia alla corona marchionale. — Sei l'ultimo dei Gonzaga di Luzzara, e questi sono sempre stati marchesi. In casa tua c'era anche l'albero genealogico.

— Ah, l'albero! — rispose il vecchio ridendo. — Sì, c'era, in casa; ma il giorno che non diede più frutto, mano alla scure, e ziffe! Ho bruciato l'albero, signor conte, e mi son rifatto modestamente dal ceppo.

— Ella è molto ricco, da quanto mi ha detto Arrigo; — notò il conte Morati. — È un'altra bella cosa. Io, per dirle la verità, vado allegramente in rovina. —

E sedette, il vecchio Ganimede, facendosi una spagnoletta.

— Diamine! — pensò Cesare Gonzaga. — Debbo io tirar fuori il portafogli, o tenerlo ben chiuso in tasca?

— Ma intendiamoci, — proseguiva il conte, scherzando con le parole come le sua dita scherzavano con la carta velina, — adagino, senza fretta. Non ho figli, nè conto di averne per ora. E mi verrà forse il desiderio, più tardi? Io già non li amo, i ragazzi. Quando sarò più avanti con gli anni, chi lo sa? Basta, mio caro Valenti, — soggiunse il conte, accostando la spagnoletta alla fiamma della candela, che Arrigo gli aveva premurosamente accesa, — ho veduto, venendo da voi, il più bel piede d'Italia. E poco dopo, davanti al vostro portone, i due più bei cavalli d'Inghilterra. Vengono, nientedimeno, dalle scuderie del duca di Blackborne. Li possiede il Meissner, che se ne va da Roma e vuol venderli. Che stupendi animali! Il piedino mi è sfuggito, perchè entrava allora in un brumme, che andò via di galoppo; ma i cavalli, perbacco, non dovrebbero sfuggirmi. Appena uscito da voi, passo dal mio ministro delle finanze, e se ha danari in cassa, mi slancio a conquistar la pariglia.

— Conte, — disse Arrigo, che aveva frattanto ricuperata la sua calma, — se il vostro ministro delle finanze tenesse fermo sulle economie, ricordate che la mia cassa è ai vostri comandi.

— Grazie, Valenti, grazie infinite.