— Non andrò; — disse il conte, sospirando.

— Capisco, per voi è un sacrifizio rinunziarci; — replicò la signora.

— Che dite, mia dolce amica? Mi ci diverto, in casa, mi ci diverto un mondo. Ma quando mi ci sarò ben divertito, — continuò il conte, mutando il sospiro in un mezzo sbadiglio, — non saprò più che fare, nella mia beatitudine. Ah, Giovanna, perchè non siete voi... la moglie di un altro? Vi farei una corte spietata, e non senza qualche speranza.

— Vi ringrazio del buon concetto che avete di me.

— Si scherza. Ma, dopo tutto, essendo io l'aspirante.... Vedete che il rischio non è tale da spaventarmi. Siete bella, Giovanna, avete una testa da imperatrice, e, per andare fino in fondo, il primo piedino dell'universo. Ma non siete più sola, badate!

— Che cos'è quest'altra stravaganza? — domandò la contessa, seccata da quei discorsi sciocchi, ma non potendo tuttavia trattenersi dal ridere.

— Eh, vorrei che lo aveste veduto, come l'ho veduto io questa mattina, in via Sallustiana. Un piedino, che pareva il vostro! Non andate in collera, mia dolce amica. Ammirandolo come ho fatto, non son venuto meno a nessuno dei miei doveri. Mi pareva tanto la stessa cosa, che a tutta prima ho pensato a voi, e mi son chiesto quale delle vostre amiche abitasse lassù.

— Bella! — esclamò la contessa. — Son forse andata a far visite?

— Capisco, ma che volete? Lì per lì, mi era parso che poteste esser voi. Per fortuna, se non ho veduto il viso, ho veduto una veste color marrone; e voi il marrone lo odiate.

— Esagerazione! Non mi piace tanto, ecco tutto; — rispose la contessa, scuotendo la sua bella testa da imperatrice. — E che cosa andavate voi a fare lassù?