— Sarei curioso di sapere in che modo.
— È troppo giusto; — rispose Arrigo. — E tu vedrai che le cose sono precedute nei termini della più stretta cavalleria. Ci siamo abboccati coi signori barone di Gleisenthal e duca di Roccastillosa; due bravi giovani, che a tutta prima stavano molto tirati, ma, quando noi abbiamo detto loro di esser pronti a scendere sul terreno, ci son divenuti di pasta frolla. Si era venuti alla scelta delle armi. “Chi è lo sfidatore?„ ci siamo domandati a vicenda.
— Io, perbacco! — interruppe il Gonzaga.
— E questa tesi sostenemmo noi. Ma essi dimostravano di essersi avanzati primi a cercare di noi. Ad ogni modo, perchè noi volevamo essere gli sfidatori, ma lasciavamo a loro la scelta delle armi, essi dovettero riconoscere la delicatezza nostra, di voler vincere un punto, ma senza trarne veruna conseguenza a noi vantaggiosa. Per altro, ci han detto, e non senza ragione: “Si può egli accettare un simile atto di cortesia? non sarebbe meglio che, lasciando da parte sfidati e sfidatori, mettessimo la quistione sul vero terreno suo, tra provocati e provocatori? Stabiliamo chi ha provocato; e se tutti e due i nostri primi hanno avuto in questo la parte loro, stabiliamo da qual lato fosse la provocazione più grave.„
— E allora? — chiese il Gonzaga.
— Allora venne il battibecco, e non fu possibile, con tutta la miglior volontà di questo mondo, non fu possibile intenderci sul maggiore o minor grado imputabile all'uno dei due.
— Ma io lasciavo al mio avversario la scelta delle armi.
— È vero, ma essi notarono e noi non potemmo negare, che questo era un regalo. Ora, i regali si possono accettare e non accettare. Ricusando il nostro, e con parole molto gentili, obbligavano noi a molta cortesia di contraccambio. A fartela breve, non si stabilì chi fosse il provocatore, e si passò all'esame coscienzioso delle parole che erano state dette da una parte e dall'altra. Orazio Ceprani le aveva udite; e anch'io, che ti ero vicino, ma che, come parente, non volli neanche aggiungere la mia testimonianza. Dal canto loro, le aveva udite il duchino, e lui e Orazio trovandosi d'accordo nelle frasi, furono anche d'accordo nel trovare che c'era ben poco; donde la conseguenza, onestamente ammessa da tutti, che il duello nasceva da un malinteso. Il conte Guidi, del resto, non aveva nessuna intenzione di offenderti, ed essi lo hanno lasciato capire.
— Avranno allora ritirato in nome suo le parole offensive, o, secondo la vostra comune ermeneutica, di dubbio significato.
— Non ci parve necessario di chiederlo, dopo che essi, investiti del mandato più largo, avevano creduto opportuno di riferirci il pensiero, la convinzione intima del conte Guidi. Riferire il suo discorso e ritirare le parole offensive, o dubbie, non era forse tutt'uno?