—Necessità di guerra;—disse di rimando il Maso;—e in verità, son capitato in certe mani….
—Capisco;—interruppe il buon capo dei bombardieri;—e tu ameresti ora cambiar di padrone. Andate, voi altri;—soggiunse poscia, voltandosi ai due balestrieri che accompagnavano il Maso;—questo prigioniero rimane con me.—
Il Maso diede una rifiatata di contentezza. Ma quei due non si muovevano ancora.
—Messere,—entrò a dire il Tanaglino,—la corda di balestra con cui è legato, mi appartiene.
—E tu levala!
—Levala!—ripetè il Maso, mettendo i polsi sotto il naso del suo aguzzino.
Indi, mentre il Tanaglino, tutto raumiliato, lavorava a slegarlo, soggiunse:
—Che te ne pare? Son io ancora quel villano ribaldo di poco fa?
—Sarete un pezzo grosso,—borbottò il balestriere stizzito,—e a noi due spetterebbe la taglia.
—Eccoti la taglia, furfante!—esclamò il Picchiasodo, appoggiandogli una pedata.