—Dici da senno?—chiese mastro Bernardo, con piglio scontento.—Mi pare che chi porta notizie utili….

—Ma cattive come queste!—interruppe la Gilda.—Credete a me, zio, vi accoglie male; non andate. Io sono di casa e con me non c'è pericolo che si metta in collera.

—Ma io…—si provò a dire mastro Bernardo, sperando di rimettersi in sella,—io posso dir cose che una donna, una ragazza senza esperienza, non potrà mai mettere in chiaro come si bisogna. Io poi ci ho le notizie di prima mano e tu…

—Mi fate pensare ad un altro pericolo;—interruppe la nipote.—Che dirà dei fatti vostri il marchese, quando gli porterete voi le notizie date da un altro? Il Maso le ha in prima mano, non voi. E se il marchese vi chiedesse perchè non avete lasciato andare da lui il Maso in persona, che cosa potreste rispondergli?

—Ma….—balbettò il povero ostiere.—Lì per lì non saprei…. Ci penserò.

—No, bisognerebbe averci pensato. Vedrò io, farò io. Voi farete una cosa più utile, di cui vi si darà lode e ricompensa domani.

—Che cosa? Parla, dilla su, poichè vuoi fare a tuo modo;—soggiunse rassegnato lo zio.

—Ecco; stanotte, con quanti uomini potete, trovatevi sotto il castello. Ci potrebb'essere bisogno di voi, e, mi capite? l'esserci venuto spontaneamente vi tornerà a grandissimo onore.

—Che cosa prevedi già tu, nella tua testolina? Credi che ardiranno salire al castello?

—Non credo niente, non prevedo niente. Venite, e basta. Domani saprete ogni cosa.