Ma pur troppo il castel Gavone, che non doveva avere un Virgilio a cantare la sua misera fine, ebbe in quella vece il suo Sinone, come Troia; anzi peggio di Troia, poichè esso ebbe un Sinone domestico, non forastiero, a tradirlo. Vorrei qui proseguire il parallelo, confrontando l'Elena del Finaro a quell'altra dell'antichità; ma oltre a non essere Virgilio, siccome ho già detto, e come tutti sapevano, prima della mia confessione, non sono neanche Plutarco (e ci corre!); però, con quella discrezione, che dovrebb'essere la dote dei poveri ingegni, mi tiro in disparte e lascio operare a lor posta i miei personaggi.

Or dunque avvenne che l'accordo dei traditori con messer Pietro
Fregoso fosse compiuto la mattina del 5 febbraio, cioè a dire quando
Giacomo Pico si diede prigioniero, in pegno di sicurezza, ai nemici.
Il capitano generale credette allora che si potesse tentare l'impresa;
e Giovanni di Trezzo accettò di condurla.

Il Picchiasodo voleva pur dire qualcosa della fuga del Maso, che lo metteva in sospetto. Ma già, il dado era gittato, e pel solo dubbio che al castello fossero avvisati della trama, non si poteva mica rimandarne l'esito a più tarda occasione. Del resto, ogni indugio non avrebbe fatto altro che peggiorare le sorti dell'impresa. E poi, e poi, se il Maso aveva potuto cogliere a volo qualche indizio e andarlo a rifischiare al castello, la colpa non era tutta di lui, Anselmo Campora, che, cedendo a un moto compassionevole della sua ruvida ma schietta indole soldatesca, aveva pigliato a proteggere quel mariuolo del Maso? La conseguenza di questo ragionamento si fu che il Picchiasodo non rifiatò de' suoi dubbi ad alcuno, ma che egli promise a sè stesso di partecipare ai pericoli di quella notturna sorpresa.

Ora, siccome il nostro bravo Campora solea mettere in tutte le cose sue poco intervallo tra il pensare ed il fare, a mala pena ebbe pigliata questa risoluzione, uscì dalla sua baracca per andarne a chieder licenza a messer Pietro, padron suo riverito.

S'aspettava qualche po' di contrasto; ma, con sua gran meraviglia, non ci fu nulla.

—Bravo!—gli rispose il capitano generale.—Stavo appunto per mandarti a cercare e chiederti se volevi farmi compagnia.

—Che? come?—farfugliò il Picchiasodo, inarcando le ciglia.—Voi, magnifico messere?

—Sì, io. Che ci trovi di strano?

—Eh, mi sembra che ce ne sia la sua parte. Gli è un colpo ardito, quello che si tenta, con questi furfanti di tre cotte. E se ci andasse a male? Se quei di lassù stessero in guardia? Se fossero stati avvisati?

—Baie! Chi vuoi tu che li abbia avvisati? E fosse pur vero, che vuoi tu che s'aspettino proprio stanotte da noi? E poi, vedi, Anselmo; chi non risica… Lo conosci, il proverbio?