L'ascensione fu compiuta senza ostacoli. Dietro al Bardineto e a Giovanni di Trezzo s'erano inerpicati quattordici soldati. Poco stante si udì un lieve scricchiolio. Giacomo Pico aveva potuto, mercè la sua precauzione della notte antecedente, togliere una lastra di vetro dai margini di piombo e giungere colla mano al paletto. L'imposta girò lenta sui cardini, e il Bardineto e Giovanni di Trezzo, afferrando il davanzale, sparivano prontamente nel vano. I quattordici soldati che li seguivano su per la scala, ad uno ad uno, lesti come scoiattoli, guizzarono dentro.

Il medesimo avvenne dei loro compagni che erano sull'altra scala, poichè il Bardineto ebbe aperta la finestra all'amico. E tutto questo in brevissimo spazio di tempo, senza strepito, o con pochissimo, che il vento non lasciò giungere fino alla sala di guardia; la quale era sulla fronte del castello, tra la saracinesca e il ponte levatoio, secondo il costume d'allora.

Messer Pietro mandò allora una parte degli uomini rasente il muro, fin dietro alla torre della polvere, in agguato alla postierla che doveva esser loro aperta da Giacomo Pico.

Ogni cosa procedette a seconda. Ma se non si aveva ad udire lo strepito di fuori, ben si ebbe ad udirlo quando fu dentro le mura e pe' corridoi del castello. E fu appunto il saltar degli uomini dal davanzale della finestra sul pianerottolo e il loro spandersi su e giù per le scale, che diè nell'orecchio alle due donne su in alto.

Lo strano rumore fu udito altresì in una camera appartata del primo piano, dov'era il più ragguardevole abitatore del castello e il più interessato in quella bisogna, poichè il colpo degli assalitori notturni era rivolto contro di lui.

Il marchese Galeotto si era da forse un'ora ridotto nelle sue stanze, per prendere un po' di riposo da tante fatiche e sopraccapi del giorno. Madonna Bannina, la fida compagna della sua giovinezza, ancora travagliata dalla sua ferita, dormiva accanto a lui d'un sonno leggiero, come soglion le donne e gl'infermi. In una cameretta poco lunge da essi, riposava lo scudiero del marchese e suo consanguineo, Antonio Porro, giovine robusto e valente, che molto amava Galeotto e in cui questi a ragione riponeva ogni fede.

Era triste in quell'ora, il marchese Galeotto, e i neri presentimenti, di cui aveva pur dianzi toccato madonna Nicolosina alla Gilda, gli giravano per la fantasia, disviandogli il sonno. Sopra tutto, e con una pertinacia di cui non poteva farsi ragione, gli tornavano in mente le parole della vecchia di Savona, Giacomo traditore? Giacomo, il suo antico scudiero, cresciuto al suo fianco, il suo compagno d'armi, il suo salvatore, tradirlo? e perchè? Come poi l'avviso salutare doveva egli venirgli così da lontano? Certo, taluno a cui sapea male di quella sua fede in un semplice vassallo, non osando assalirlo da vicino e di fronte, aveva soffiata quella calunnia negli orecchi alla vecchia pazza; ed ella, pur di parere illuminata da uno spirito, era corsa a recargli la malaugurata novella. E in mal punto, davvero; poichè Giacomo Pico, l'uomo contro cui si muovevano così nefandi sospetti, quel medesimo giorno, in servizio del suo signore, combattendo da valoroso, era caduto nelle insidie nemiche.

Questo diceva la fede, dall'animo di Galeotto. Eppure, bisbigliava il dubbio, eppure….

In quel mentre gli venne udito un insolito rumore, come d'uomini che cautamente, ma senza, poter spegnere affatto il suono dei passi e il tintinnio delle armi, battessero de' piedi sll'impiantito d'un corridoio lontano.

Si rizzò tosto fuor delle coltri e stette coll'orecchio teso in ascolto. Quello strepito continuava, anzi venia sempre crescendo; laonde egli fu pronto a balzare da letto, per correre alla volta dell'uscio.