—Eh, non dico di no. Del resto, ci avete dato un buon colpo d'aiuto, e non dubitate; messer Pietro Fregoso vi compenserà a misura di carbone.—
Il dialogo dei due amiconi fu interrotto da un cozzo improvviso di spade là in alto. Mastro Bernardo ne faceva delle sue. Inviperito da tante disgrazie, ed anche un po' riscaldato, innalzato dalle circostanze a' suoi occhi medesimi, l'ostiere soldato menava colpi a dritta e a manca, sull'ingresso dell'appartamento di madonna Nicolosina, a cui i nemici, guidati dal chiarore dei doppieri, si erano allora rivolti.
—Sotto! sotto! pigliatelo vivo!—gridò Giovanni di Trezzo.—Vo' farlo impiccare per la gola, questo furfante, che s'ostina a resistere dove comanda la repubblica genovese.
—No, perdio, non comanda la repubblica!—rispose fieramente mastro Bernardo.—Comando io, qui; difendo due donne dai vostri tentativi ribaldi.—
E seguitava a menar colpi a tondo, per tenere in rispetto gli assalitori. La lotta, per altro, era troppo disuguale e non poteva durare più molto.
Madonna Nicolosina si fece innanzi e trattenne il braccio del suo furibondo campione.
—Smettete, vi prego;—diss'ella,—Colui che ha parlato è di sicuro il comandante di questi soldati. Egli non vorrà certo recare offesa a due donne.
—Ben dite, mia nobil signora;—fu pronto a rispondere Don Giovanni di Trezzo.—Dove noi comandiamo, degli insultatori di donne si sogliono caricar le bombarde.
—Ah, sì? Vediamo dunque la prova!—entrò a dire mastro
Bernardo.—Cercate pel castello il vostro amico e aiutante Tommaso
Sangonetto, che in qualche buco si sarà pure ficcato, e fategli fare
questa piacevolezza, che l'ha meritata davvero.
—Che dici tu ora?