—Anche su quella avevi posto gli occhi?—dimandò Giacomo Pico, meravigliato di tanta facilità amatoria del suo faceto compagno.
—Sicuro; e perchè no?—disse a lui di rimando il Sangonetto.—Sono uomo libero in ciò, e dove mi vien fatto darla ad intendere, pianto a dirittura le insegne.
—Sta bene; notò Giacomo Pico, stringendosi nella spalle;—ma se madonna Bannina avesse mai fumo de' tuoi disegni—che certo non saranno fior d'innocenza….
—Oh, potresti giurarlo, nol sono;—interruppe Tommaso, ridendo sgangheratamente.—E perciò, vedi, mi tengo alla larga. Il castello mi dà noia, e i begli occhi della Gilda non mi faranno mai perdere la tramontana; la selvaggina mi piace, e se la mi capita a tiro d'archibugio, povera a lei, le scatto un colpo; se no, no, Che diamine! Non amo le frustate, io; e quei di lassù sarebbero capaci di farmi pigliar la misura delle spalle. Questo, io lo intendo, ti parrà un ragionar da filosofo; ma, mio caro, per un'ora di sollazzo non è da comperarsi un monte di guai. Si ha una vita sola, a questo mondo; perchè farla arrangolata e tapina? Io non vo' grattacapi. Pur troppo ne avremo, e non cercati da noi. Che te ne pare di questa burrasca che è in aria? Non è forse ella il colpo di grazia? Ed anche questa ci bisognerà parare; ma alla croce di Dio, non vo' pigliarmi fastidi oltre il bisogno.
—Che dici tu mai?—esclamò il Bardineto, con un accento da cui trasparivano lo stupore e lo sdegno.—Si combatte per casa nostra.
—Ah sì, casa nostra!—replicò sogghignando quell'altro.—Casa dei Carretti, vuoi dire! Bada a me, Giacomo Pico; noi siamo quei leoni aggiogati che ci ha sulla insegna il marchese. Si rode il freno d'acciaio, e, spinte o sponte, si tira il carro simbolico, lo scudo e l'elmo coronato dei nostri amati signori. Questa è la nostra sorte, e non vedo che possa farsi migliore. Da un pezzo io la vengo rimuginando, questa bellissima sorte, e la paragono a quella di Noli e di Savona, città vicine, città marinare, che un tempo rodevano il freno come noi, tiravano il carro simbolico come noi, e più avvedute, più audaci e per conseguenza più fortunate di noi, hanno rotto il freno, e piantato il carro in mezzo alla strada. Son liberi, i nostri compagni di servitù; fanno essi le leggi loro, provvedono di per sè ai loro bisogni; soli noi la duriamo con questo ignobil giogo sul collo. E sia pure, dacchè non si ardisce di scuoterlo; ma perchè ci scalderemmo il sangue? perchè ci metteremmo noi ad ogni sbaraglio, per chi ci vuol servi? perchè faremmo nostri i suoi litigi con questo quello de' suoi particolari nemici?—
Il Bardineto era stato ad udirlo con molta attenzione. E come Tommaso ebbe finito, così prese a rispondergli:
—Sai che t'ho a dire?
—Di' su!
—Che quando si pensa come tu pensi, e' bisogna far altro da quel che tu fai. La si rompe col suo signore e si muove a tumulto il popolo contro di lui; ma non si aspetta che egli abbia guerra con altri, per venir meno al debito di vassalli verso di lui, di cittadini verso la patria.