—Parlate, messere, quantunque non sia luogo nè momento da ciò; son tutto orecchi ad udirvi.—
Parlare! era presto detto; ma il farlo non era la più agevole impresa. Il Bardineto ci aveva bensì avuto la forza del primo impeto; ma lì sui due piedi, senza aver meditata la possibilità d'una conversazione tranquilla, tirato in sul falso da quella urbana risposta, non trovò più il filo. E balbettando un poco, e stizzito con sè medesimo di non averci pensato prima, uscì in questa dimanda:
—Come va che tornate via così presto? Il castello non ha avuto potere di trattenervi?—
Messer Pietro lo guardò stupefatto; ma non uscì di misura.
—Che dite mai?—ripigliò, col medesimo accento di prima.—È luogo stupendo, il castello, e fo conto di tornarci prestissimo.
—Ah!—sclamò il Bardineto, fremendo di rabbia,—E quando si faranno le nozze?—
Messer Pietro fu ad un pelo di uscire dai gangheri. Per altro, gli venne il sospetto di aver da fare con un pazzo, e si volse, con aria trasognata, al Picchiasodo. Il suo vecchio compagno rideva.
—Messere,—disse il Picchiasodo, affrettandosi a commentare il suo riso,—la notizia si è sparsa, non c'è più verso di tenerla celata. L'oste dell'Altino ha cantato.—
L'altro ricordò allora le supposizioni di mastro Bernardo, e un sorriso venne a sfiorargli le labbra; ma fu pronto a reprimerlo. Non era più un pazzo, bensì un insolente, colui che lo aveva fermato per via e lo interrogava in tal guisa.
—Via, per l'andata, poteva correre; pel ritorno, non già!—rispose egli, facendosi grave.