—Nicolosina, messere.

—Tu credi adunque che madonna Nicolosina non lo veda di buon occhio?

—Ma neanco per prossimo, starei per dire. Una savia e costumata fanciulla, che quel che vuole suo padre vuol lei! E poi, come supporre che una donnina a modo, e della sua levatura, si fosse invaghita di quel tanghero?

—Eh, quanto a ciò, se ne son viste tante, e il conte di Cascherano non sarebbe il primo…. Ma vedi il tuo messer Giacomino, come s'è invelenito! S'affanna per la gloria, il poverino! E se, per caso, le busca….

—Chi le ha, son sue!—sentenziò mastro Bernardo.

—Ah, bravo, tu mi fai l'eco!—ripigliò il Picchiasodo.—Ma guarda; le ha tocche davvero e son sue, questa volta.—

Queste ultime parole del vecchio soldato avranno detto al lettore che Giacomo Pico, dopo essersi lungamente e inutilmente affaticato per ferire il suo avversario, toccava egli invece una botta.

Si era adoperato per quattro, il povero Giacomo Pico; aveva messo l'ingegno e le forze, la rabbia e l'amor proprio alla prova, e non era venuto a capo di nulla. Messer Pietro, come si è detto, parava facilmente, senza scomporsi, senza riscaldarsi il sangue, e, contento di mandar vani i colpi del Bardineto, non profittava del suo vantaggio su lui. Sorrideva, frattanto sorrideva di continuo, come un vecchio schermidore che avesse a sostenere gli assalti d'un bambino, o d'un cieco. Ora, egli non è dire come quello eterno sorriso tornasse molesto al Bardineto, che se lo vedeva sempre sugli occhi, tra un guizzo e l'altro delle spade cozzanti. E non poter giungere fino a quel volto! e non poter mutare quel riso sarcastico in un ghigno di dolore! Venne un istante che egli, pur di cessare quel riso, avrebbe amato una puntata nel cuore. Fu per dolersene ad alta voce; ma gli parve viltà e si morse le labbra fino a dar sangue. Messer Pietro se ne avvide ed ebbe compassione di lui. Intendiamoci, ne ebbe compassione a modo suo, che tenero non era di cuore, e i tempi del resto non comportavano certo delicatezza di nervi. A que' tempi si dava il nome di misericordia ad una foggia di pugnale, e quello di grazia ad un certo colpo che finiva l'avversario. Così, e non altrimenti, fu compassionevole il cuore di messer Pietro, il quale, cessati gl'indugi, pigliò a sua volta l'offesa, si serrò addosso al nemico, e, sviato un maledetto fendente, che, giusta l'intenzione del feritore, doveva spaccargli la testa, corse veloce con un soprammano al costato di Giacomo Pico. Questi che troppo si era logorato le forze nei molteplici assalti, perdette il tempo, e giunse alla parata che già la punta nemica lo avea colto al sommo del petto.

La spada aveva forato il farsetto di cordovano come fosse di tela, e tornando rapida indietro aveva aperto la via ad uno spruzzo di sangue. Balenò un tratto il ferito, agitò con moto convulso le braccia, e mugghiando ferocemente stramazzò sul battuto.

Il Picchiasodo, com'era stato il primo ad avvedersi del colpo, così fu il primo ad accorrere verso il ferito.