Giacomo Pico trasaltò. La sua allegrezza era in un punto svanita.
Volle parlare, ma ella gli ruppe le parole sul labbro.
—Lasciatemi finire. Io v'ho ascoltato; mi avete chiesto una risposta; abbiatela ora, senza sdegno e senza ingiuria, da me. Io non ho avuto finora e non vo' avere che amicizia per voi. Siatene amico, ve ne prego. Vedete intanto il bel frutto delle vostre fantasie; che dirà di noi quella povera fanciulla, che or ora è uscita di qui? Ella vi ama; me lo ha confessato. Amatela anche voi, messer Giacomo; ella lo merita; non fate che io, senza volerlo, senza pure saperlo, abbia rapito il cuor vostro alla mia povera ancella.—
Il Bardineto alzò sdegnosamente le spalle.
—Di ciò soltanto vi duole?—gridò egli, che, nella stizza ond'era tutto invasato, non doveva imbroccarne più una.—O forse mi date l'ancella vostra a dispregio?
—Nè di ciò mi duole, nè io fo d'alcuno la poca stima che dite. Ma via, non torniamo agl'ingrati discorsi. Ancora una volta volete essermi amico?
—No;—rispose egli con ruvidezza;—o tutto o nulla. Questa impresa si leggerà nel mio scudo, quando io ne porti uno inquartato, da contendere di nobiltà coi più celebrati e superbi. E vedrò allora….—soggiunse il Bardineto, infiammandosi,—vedrò allora se non vorrete esser mia!
—Dimenticatemi, messer Giacomo Pico;—disse a lui di rimando Nicolosina, più afflitta tuttavia che ferita da quelle acerbe parole.—Siete violento e scortese. Se tutti gli uomini vi rassomigliano, io non amerò nessuno sulla terra.
—Il primo che ardirà di amarvi, lo ucciderò come un cane!—gridò il
Bardineto, con piglio feroce.
—Mi farete la solitudine intorno?—replicò ella sdegnata, guardandolo in aria di sfida.—Suvvia, tentate la prova!—
Il Bardineto non vedeva più lume.