—Eh, si può figurare! dolentissime.—
Non ardisco domandare di più, intorno a questo argomento. Chi sa? forse sarà stata dolentissima…. per Filippo.
—Poi, ogni giorno,—continua Pilade,—hanno mandato a cercar notizie il ragazzo della villa, che viene in paese per la spesa. Naturalmente, io e l'Argia le abbiamo date sempre buonissime.
—E la contessa è venuta?
—Sì, due volte; la prima volta da sola, e pareva la statua dell'Addolorata; la seconda volta con quattro signori. A proposito, quei lì hanno lasciati i loro biglietti di visita. Vuole che vada a prenderli?
—Non occorre; Spazzòli, Dal Ciotto, Cerinelli, Martorana; li ho tutti in testa. Fa conto che io li abbia anche in tasca.—
Su queste notizie di Pilade incomincio ad almanaccare, ma senza riuscire a nulla che mi contenti. Perchè il marito della contessa in Corsenna? Perchè in casa mia? Che mi faccia l'onore di esser geloso di me? Ma in che modo gli è venuto il baco? Ah, se fosse com'io incomincio a sospettare…. No, no; è impossibile; una viltà come questa, non s'impresta neanche al peggior dei nemici. Frattanto passa un'ora, ne passano due, e Filippo non ritorna. Che diamine sarà avvenuto? L'impazienza mi prende, e scendo per uscire. Pilade vorrebbe almeno accompagnarmi. Ma è inutile; ecco Filippo che ritorna finalmente, franco, ardito, e, salvo il suo frinzello sulla guancia, fresco come una rosa.
—Bravo!—mi grida.—Fai la passeggiata di prova?
—Sì, come vedi, e volevo venirti incontro nel viale. Anzi, poichè ci sei, e Pilade dovrà andare ad apparecchiare la tavola, puoi vigilarmi un po' tu. Ed ora dimmi;—ripigliai, dopo che il servitore si fu allontanato,—che cosa vuole il conte Quarneri?
—Come sai? Pilade ti ha detto?…