—Ecco, ci muoveremo, e Lei li potrà dir tutti passeggiando.

—Non tutti, non tutti; sarebbero troppi. Ma uno basterà. Nelle conversazioni, nei ricevimenti, nei balli, nei teatri, in tutti i luoghi, insomma, dove le donne portano la loro grazia e la loro gioventù, c'è sempre una caterva di sciocchi. Sono essi il maggior numero, vorrà convenirne. Per costoro si avrà da perdere il tempo e l'arte? per costoro da sciupar la grazia e l'ingegno?

—Ma non è vero, non è vero ciò ch'Ella dice;—esclamò la signorina Wilson, mentre passava davanti a me attraverso il fogliame delle carpinelle.—Per un uomo che sa il latino,—soggiunse, prendendo coraggio dall'andar che faceva senza guardarmi,—sono idee molto… molto… mi aiuti a dire?

—Stravaganti.

—Eh, quasi. Infatti, vediamo, crede proprio che le donne vadano ai balli e ai teatri per darsi pensiero degli sciocchi? Gli sciocchi son sciocchi, e nella società si accettano per contorno, come in certi piatti, mi passi il paragone, gli zucchettini e i cavoli di Brusselles!

—Poveri zucchettini!—mormorai.—Poveri cavoli di Brusselles!

—Ho detto quelli, non avendo altro alla mano;—diss'ella ridendo.—Cerchi Lei il contorno più sciocco, e sarà quello che ci servirà per definire tutti quei personaggi, che dispiacciono a me come a Lei.

—Ma non dispiace egualmente essere ammirate, citate sui giornali, vedere il giorno appresso descritte in tutti i loro particolari le graziose abbigliature.

—Oh sì, mi parli di quelle! Con tanti errori, dovendo farsi aiutare dalle modiste, e se Dio vuole riuscendo ad imprestare ad una signora il vestito di un'altra. Del resto, ritornando sui generali, voglio ammettere anch'io che un po' di tempo si perda in queste occupazioni di società. Ma questo avviene a tutti, e in ogni genere di vita. Lo guadagna forse Lei, il suo tempo, leggendo libri latini?

—Chi sa? Il vivere è un disporsi a morire.