—No, non dubitare. È comune aperto, qui; per conseguenza, il tuo cassone arriverà chiuso nell'alma Corsenna.

—Di' pure il tuo, perchè io l'ho portato per te;—mi rispose Filippo, mentre uscivamo dalla stazione.—C'è un vero arsenale. Dieci fioretti coi bottoni, e una coppia di spade; dieci sciabole non affilate, e quattro col filo; ti bastano?

—Ce n'è d'avanzo. Ma son tutte armi bianche?

—Non mancano le nere: quattro Flobert, quattro Lepage, con le rispettive munizioni nella valigia; va bene?

—Ottimamente; ci sono così tutti i ferri necessarii.

—Senza contar me.

—Ah, tu sei il re dei Ferri;—gridai, montando in carrozza.

Il bagaglio fu caricato a cassetta, sotto ai piedi del cocchiere e del servitore, che si aggiustarono come poterono; e i cavalli presero il trotto. Io ero raggiante di gioia; non avevo più niente da desiderare, se non forse di giunger presto a casa, per poter raccontare minutamente a Filippo tutto ciò ch'era necessario di fargli sapere. Egli non domandò nulla, per quanto fu lungo il tragitto. Di solito non domanda mai nulla. La sua massima è questa: Si ha da partire? Si parte; dal piè sinistro, uno, due; è la cosa più facile di questo mondo, e non so come i coscritti ci sudino tanto.

La strada è piacevole, alberata e fresca, lungo la riva del fiume, e il tragitto si fa senza molestia. Per me il paese è senza carattere; ma a Filippo non dispiace, forse perchè egli non ha l'uso di andar mai in campagna, e lo spettacolo gli riesce nuovo, con tutto quello sfoggio di verde. Sono contento che gli faccia buon effetto la valle di Corsenna. Quando incomodiamo un amico, siamo sempre felici ch'egli non si trovi male nel luogo dove l'abbiamo tirato contro sua voglia, o contro le sue consuetudini.

—Non credevo che queste montagne fossero così belle;—diceva egli, guardandosi intorno.—Sta a vedere che m'innamoro dei boschi, e faccio un idilio ancor io!