—E a me ne duole moltissimo;—rispondo.—È un vizio di metodo. Anche colla sciabola faccio, senza volerlo, il giuoco della spada; rischiando poi, se non mi vien bene il colpo, di farmi affettare una spalla.
—Non temo che ciò le succeda, se ha tanto sicuro l'atto di portare il taglio in su, e così veloce l'attacco. Quanto al vizio di metodo, glielo invidio. L'ho sempre detto io, che il giuoco di sciabola va fatto più serrato, sì, più serrato, come quel della spada in certi casi; e in tutti gli altri, non troppo distante di lì.—
La dottrina e l'asseveranza compensano nel divo Terenzio il difetto di pratica; ed egli rimane agli occhi di tutti un gran cavaliere. La mia gloria, nondimeno, è al colmo. La contessa Adriana, nel farmi le sue vivissime congratulazioni, mi offre perfino dei fiori. Oh Dio! e Galatea, che vede, che cosa penserà del fatto? che cosa dei ringraziamenti, che son pur costretto a fare? Cerco di rimediare, rivolgendomi alle altre signore, alle Berti, da principio.
—Non avrò i loro fiori, signorine?—
Le tre fanciulle son ben liete di appagare il mio desiderio; mi danno tre bei garofani dei loro mazzolini. Anche le mamme mi fioriscono alla lor volta; e così posso chiedere il suo fiore alla signorina Wilson.
—Ne ha già troppi;—mi risponde.—Ed io, del resto, non ne ho…. devo averli smarriti.—
O lasciati cadere, birichina; lasciati cadere a bella posta dietro la sedia, a mala pena mi hai veduto in giro, col manifesto proposito di finire da te.
La banda di Dusiana rumoreggia da capo, con un centone di motivi dell'Attila. Sarà mediocre, la banda di Dusiana; ma non è certamente peggiore di tante e tante altre. Poi, viva la faccia dei popoli campestri, che amano la musica, e preferiscono questo passatempo a quello della morra e della politica d'osteria. Finalmente, la banda di Dusiana suona una musica che mi piace per tante ragioni, non ultima quella del gran bene che ha fatto ai suoi tempi. Ancor caldo delle mie sciabolate, canticchio in cadenza coi suonatori il "Cara patria, già madre e reina" e l'"Empia lama, or l'indovina", non dispiacendo neanche al trombone, a cui è affidata la frase melodica in discorso.
Ma una voce più graziosa, sopra tutto più intonata della mia, rallegra l'uditorio. È la voce della signorina Virginia Berti, che arpeggiando sulla sua mandòla canta due belle canzoncine spagnuole. Anche a lei, molti applausi: i Corsennati, sicuramente, dal continuo picchiare, hanno già le bollicine alle mani. E ancora non abbiamo finito; ecco il bello che viene, con una fila di bambini, tutti vestiti ad un modo, che si schierano sul tavolato e cantano una strofetta di ringraziamento. Il bello, ho detto: ma a me non piace, essendomi sempre parso un rompere il turibolo sul naso ai così detti benefattori, e un profanare la onesta dignità dei così detti beneficati, il far cantare una filza di complimenti smaccati, da quelle care bocche innocenti. Non piace a me, ripeto; piace nondimeno agli altri, e perfino ai parenti di quelle tenere vite; passi dunque il ringraziamento cantato. C'è poi una bella tombolina che si presenta sul palco, e recita un paio d'ottave: non si capisce niente di ciò ch'ella balbetta; ma la tombolina balbetta con tanta grazia, che ne son tutti inteneriti, e la levano di lassù a braccia tese, le fanno carezze, la divorano coi baci. Il concerto è finito; si dispongono le mense pei bambini, ai quali è dedicata la festa. La banda di Dusiana intuona la marcia reale, e questo mi piace; ma che dico, mi piace? È una vera trovata. Non sono quei bambini i re dell'avvenire? Godete, bambini, il vostro primo giorno di regno; e non vi manchi corte bandita a tutti gli altri che seguiranno. Noi vi lasciamo alla vostra dolce occupazione, per prendere una boccata d'aria, ed anche uno spuntino, che la cortesia di Terenzio Spazzòli ha fatto servire a noi in un'altra sala della filanda. Finito lo spuntino degli "artisti" e il desinare dei fanciulli, si va nel cortile ad aprire il tiro al bersaglio; tiro di pistola, s'intende. Lo inauguro io, con un centro tanto fatto.
—Ma voi siete un mago!—mi grida la contessa Adriana.—Chi vi potrebbe resistere?