Poscritto…. rimasto a casa.
15 luglio 18…
Strano incontro e bizzarra conversazione, con questa signorina Wilson. Ben a ragione l'ho chiamata viragine. S'è fatta avanti arrossendo un poco, anzi diciamo pur molto, se molto ce ne voleva per trasparire dal bruno della carnagione, e ridendo in pari tempo, ridendo alto, più gradevolmente di Buci, che ha il riso muto.
—Il signor Morelli!—diss'ella, inoltrandosi.—Capisco ora perchè Buci voleva venire quassù ad ogni costo. Ma che cosa faceva Lei qui? dormiva, accanto all'acqua? Narciso ci si sarebbe voluto specchiare.
—Segno,—risposi io,—che non sono un Narciso.
—O piuttosto,—ribattè la signorina Wilson,—questa non è acqua da affogarci.
—Lo crede?—replicai.—Provando a tenerci dentro la testa….
—Allora, capisco bene, anche un catino basterebbe. Che bell'acqua viva, del resto!—soggiunse ella, affacciandosi all'argine.—Vien voglia di ficcarci le mani.—
E fece come diceva, affondando le mani, una dopo l'altra, e le braccia fino al gomito nell'onda cristallina, che fece intorno ad esse un lucido braccialetto d'argento. Io frattanto raccattavo il mio povero Orazio, che era scivolato sull'erba, e correva il rischio di prendere una bagnatura tanto molesta, quanto era piacevole alla signorina Wilson quella delle sue braccia indorate dal sole.
—Ecco il compagno di solitudine;—diss'ella, ridendo ancora alla vista del libro che stavo allora per rimettermi in tasca.—Un romanzo!