Il momento era buono, e il padre Bonaventura ne approfittò, incalzando cosiffattamente per opera del suo fidato, che l'infermo mandasse a chiamar lui e il Collini, per iscusarsi con loro e scongiurarli della loro assistenza.
I lettori sanno già le prime parole scambiate tra il vecchio banchiere e il padre Bonaventura, in quella medesima camera dove li abbiamo un'altra volta introdotti.
—Signor Giovanni,—proseguì il gesuita, poichè fu cessato quell'assalto di tosse,—io non so proprio che dirle. Ella mi ha mandato a chiamare. Son qua. Che cosa dimanda Ella dai suoi nemici?
—Miei nemici?—chiese l'infermo con un gesto di meraviglia.—E può credere che io….
—Sì, credo che qualcheduno l'abbia data ad intendere a Lei. Ma io non me ne offendo, qualunque cosa Ella abbia potuto pensare di me. La religione m'insegna a perdonare le ingiurie, e come Ella vede, signor Giovanni, eccomi al suo capezzale quell'istesso di prima.
—Grazie!—mormorò tutto confuso il vecchio.—E il medico Collini?
—Il signor Collini non metterà molto a giungere; egli mi ha promesso di correr qua appena si sarà sbrigato di alcune faccende della sua professione. Ma, intendiamoci bene, egli verrà a vederla come amico, non già come medico.
—Perchè?
—Perchè? E me lo dimanda, signor Giovanni? Ella sa benissimo che il nostro ottimo amico, allorquando si fu avveduto che il signor Vitali non aveva più fede nel suo ingegno, nella sua perizia, e, diciamolo pure, nel suo cuore, che il signor Vitali aveva mandato a cercare un altro medico, dal quale si faceva visitar di soppiatto, ne fu molto addolorato e giustamente offeso.—
Il padre Bonaventura lasciava cadere queste parole con quella dolce lentezza che ognuno sa quanta forza accresca ai rimproveri; e il Vitali, così nominato ironicamente in terza persona, gli dava certe occhiate supplichevoli, con le quali aveva aria di confessare tutte le sue colpe.