—Oh! se non è altro che questo,—rispose il compare,—io ci ho proprio quello che fa al caso vostro.
—Davvero?
—Sì, un giovane che mi è raccomandato dal reverendo Bonaventura.
—Bonaventura!… Mi par di conoscere questo nome.
—Eh, certo lo conoscerete. È quella degna persona che abita in casa Torre Vivaldi. Il signor Antoniotto lo ha in tale concetto, che ha voluto dargli un quartierino nel suo palazzo.
—Ah sì, mi ricordo,—disse il salsamentario,—è proprio un sant'uomo. E poi, casa Vivaldi si serve da me; e non fo per dire, è molto contenta della mia bottega.
—Orbene, una ragione di più per accettare il giovine raccomandato dal reverendo Bonaventura. Vedete, compare; que' signori la sanno più lunga di noi, e se vi dicono che bisogna levarsi di bottega quell'arnesaccio, credete pure che ci avranno delle buone ragioni.
—Dite benissimo. Fate venire questo giovine. In quanto all'altro, metterò insieme quattro chiacchiere per mandarlo a spasso.—
In questo modo era stato congedato Lorenzo. Egli non sapeva nulla di ciò; nè, come dicemmo, poteva indovinare che quel tegolo venutogli sul capo, gli fosse stato accoccato da qualche mano nimica. Gli pareva opera del caso; epperò aggiustando fede al racconto piagnoloso del bottegaio, ebbe anzi a lodarlo della sua carità di consanguineo, e se ne andò con l'amarezza nell'anima.
Erano ottanta lire al mese che egli perdeva in un tratto. Ora, come avrebbe egli potuto, non che pagar la pigione, provvedere ai bisogni quotidiani di casa?