—Sì, Collini, per l'appunto;—rispose l'altro con un sorriso ch'egli si studiava di rendere amabile.—Vi maraviglia forse?

—Forse; lo avete detto voi stesso;—ripigliò Lorenzo, con accento malizioso, ma senza cattiveria.—Ma che buon vento vi sbalza quassù?

—Non troppo buono, per verità;—disse il Collini.—Comunque sia, non vi dispiaccia che io sia venuto da voi per chiedervi un servizio da amico.

—Non potevate farmi cosa più grata,—disse di rimando il Salvani.—Son così lieto quando posso renderne uno, che ciò mi consola della mia pochezza, e della mia povertà. Accomodatevi, prego, e veniamo all'essenziale.

—Eccolo;—rispose il Collini, sedendosi sulla scranna che Lorenzo gli offriva.—Questa notte, alla veglia del Ridotto, sono stato insultato.

—Oh diamine! e da chi?

—Dal marchesino di Montalto. Un tale che non ha il becco d'un quattrino! Lo conoscerete; è quel coso biondo, tutto superbia, che va sempre ritto impalato, nell'eterna compagnia del Pietrasanta.

—Voi sapete che io non ho dimestichezza con questi signori del patriziato. Vivo così fuori del mondo!

—Ah, è vero; e forse è il meglio che si possa fare;—concesse con un mezzo sospiro il Collini,—Ma a noi la professione comanda di viverci dentro, e bisogna adattarsi. Io dunque vi dicevo che questa notte, al ridotto del Carlo Felice, sono stato insultato dal signor Montalto, e alla presenza di una signora, di una dama.

—Perdio! la cosa è grave. Ma dite…. in che modo?