—Benissimo; a domattina.—

I due amici, salutato il Collini, andarono pei fatti loro. Ma come furono giunti sulla piazza delle Fontane Amorose, l'Assereto si fermò sui due piedi, guardando il compagno.

—Ebbene?—disse Lorenzo.—Che c'è?

—Sai una cosa?—disse di rimando quell'altro.—Questo Collini non mi pare un uomo solido.

—Baie! e perchè?

—Perchè più volte ho cercato di guardarlo nel mezzo degli occhi, e non ne sono mai venuto a capo.

—Sai che è una sua abitudine non guardar mai fissamente. E voi altri lo tartassavate sempre per ciò, dandogli del gesuita a tutto pasto.

—Sì, quello che vuoi; ma la sua faccia mi persuade meno che mai.
Credo che sia pentito d'essersi messo in questo impiccio.

—E in questo noi non ci abbiamo da entrare;—rispose il Salvani.—È venuto a chiederci un servizio; glielo abbiam fatto, e penso, mettendo la modestia da banda, che non avrebbe potuto trovare altri due che lo servissero meglio. Sul terreno farà il debito suo. Li conosco bene, questi uomini: non hanno il coraggio impetuoso, ma il sentimento della loro dignità li sostiene. E poi, questo non è il suo primo duello.

—Credi? Ebbene, si vedrà domattina. Addio; sarò da te questa sera.—