—Vieni laggiù in quella galleria, dove io t'ho veduto già entrare due volte, e ti dirò quello che penso de' fatti tuoi.—

Aloise lo seguì, sebbene a malincuore. Come furono giunti (e non fu cosa agevole pel Pietrasanta, il quale ebbe a fare il viso ilare per due, correndo in mezzo alle brigate colla mano dell'amico sotto il braccio), il dialogo ricominciò.

—Eccoti dunque quello che penso. Sei innamorato.

—Io?—esclamò Aloise, scuotendo il capo in atto d'impazienza.

—Sì, tu, innamorato! E non mi crollar le spalle, come se io fossi le mille miglia discosto dal vero. Hai ballato colla Ginevra in modo da farla cadere almeno una dozzina di volte.

—Orbene, e che inferisci da ciò?

—La più naturale delle conseguenze. Vedi, Aloise; io ho ragionato di questa conformità: Il mio amico non è un bambino a cui occorrano le dande e il carruccio per star ritto in piedi, e il suo maestro di ballo non gli ha rubato i denari. Basti sapere che dianzi colla Maddalena Torralba s'è fatto il nome di ballerino esercitato e valente: pregio che, a dirla di passata, conduce molto innanzi nelle buone grazie del sesso debole. Anche la Ginevra balla a modo, e sto per dire meglio della Torralba, la quale in fin de' conti tira sempre in ballo il suo capogiro, quando si tratti di ballare il __valzer__. O come mai Aloise, che era così destro colla Maddalena, mi diventa colla Ginevra un pulcino nella stoppia? Perchè, sappilo, Aloise, tu non andavi nemmeno in tempo; e per questo ti posi gli occhi addosso. Avevi il viso smorto come un moribondo, le membra aggranchiate…. Insomma mi avevi aria di un collegiale, e il parer tale soltanto allora, mi ha dimostrato che fiamma t'avesse accesa nel cuore la marchesa Ginevra. Ed ora che cosa fai? Il tuo atteggiamento non mi dice egli forse che ho colto nel segno?—

Aloise, durante il discorso dell'amico, non aveva detto parola, nè fatto un gesto che accennasse a diniego. Era in quella vece andato a sedersi, o, per dir meglio, era caduto sopra un divano, rimanendo mezzo arrovesciato, come una nave che mostri il fianco scoperto, con un braccio penzoloni, il capo chino e gli occhi sbarrati che guardavano il pavimento.

—Orbene,—proseguì il Pietrasanta, sedendosi a fianco dell'amico e pigliandolo amorevolmente per mano,—orbene, Aloise, io ti compiango. È una sirena, costei, che ne ha già adescati di molti, quantunque senza volerlo, e soprattutto senza curarsene più che tanto. Non è una lusinghiera, e guai a chi togliesse i suoi sorrisi, le sue cortesi parole, per una dolce promessa, o per un invito a farsi avanti. Ella è più facilmente da paragonarsi ad una di quelle fortezze, cinte tutt'intorno di verzura, che ti sembra di poter salire dolcemente fino alle cannoniere; ma non è che un errore di prospettiva, e giunto sul ciglione dello spaldo, trovi quaranta metri di fosso, a dir poco. Però mi duole di te, Aloise, mi duole di te, che, vedutala appena, hai perduto il cervello.

—No, Enrico; t'inganni!—rispose finalmente, con accento malinconico, Aloise di Montalto;—non è stato un errore di prospettiva, come tu dici, nè fresco di questa sera, il mio! Già da lunga pezza ero preso.