Era una graziosa cassettina, sulla foggia di que' cofanetti tanto in uso nei secoli scorsi presso le dame, che solevano riporvi i loro preziosi gingilli ed ogni nonnulla che loro piacesse di avere più agevolmente alla mano. Il coperchio, rilevato come un tetto a quattro acque, portava al sommo una maniglia di bronzo dorato, e tutt'intorno bei fregi d'intarsiatura, ai quali ne rispondevano altri sui quattro lati della cassa.

Lorenzo, poi ch'ebbe cavato fuori il cofanetto e messolo in mostra sulla scrivania, andò a cercare in un altro ripostiglio la chiave. Il cuore gli tremò, quando egli ne pose l'ingegno nella toppa; la vista gli si offuscò, quando, levati due giri di serratura, una molla interna fece scattare il coperchio. Egli aveva dinanzi il segreto dei natali di Maria; due vite, a lui sconosciute, spente già forse, si affacciavano da quel vano, mettendo in balìa dell'estraneo gli arcani ventenni di un amor sciagurato.

Sciolto il nodo che legava un primo involtino di carte a sinistra, Lorenzo incominciò a leggere. E qui, un foglietto dopo l'altro, senza alcuna sosta, passarono molte lettere sotto gli occhi di lui.

Due ore di tempo non furono troppe a quella fatica. Noi non ne faremo perder tanto ai nostri benevoli, e daremo appena un compendio di ciò ch'egli lesse.

Era quello un carteggio abbastanza continuato dal 1833 al 1835: quindi ripigliava dal 1839 al 1843, dove cessava affatto. La scrittura, fine e allungata, indicava alla bella prima la mano di una donna. E non mancava il nome della scrittrice, in molte lettere espresso nella forma di Lilla, in altre, specie delle più recenti, allungato in Camilla, essendo sempre una la mano di scritto, e quasi tutte quelle lettere, poi, recando sulla soprascritta il nome di Paris Montalto.

Paris Montalto! Era costui della famiglia d'Aloise? Sì certo; raccogliendo i suoi pensieri, Lorenzo si ricordava che questo nome era stato proferito una volta da Aloise, come quello d'un suo zio paterno. L'amico, volendo chiarire a Lorenzo che nella sua aristocratica famiglia l'amore della patria non era merce sconosciuta, gli aveva accennato di Paris Montalto, fratello di suo padre, emigrato la prima volta nel 1833, e morto, durante un nuovo esilio, nel 1846, in Ispagna.

Ma Lilla? chi era Lilla?

Il carteggio, come abbiam detto, incominciava dal 1833: ma le prime lettere lasciavano argomentare un affetto di due anni innanzi, affetto tenuto a disagio dalle troppo rare occasioni di vicinanza che erano offerte ai due innamorati dalle veglie e dalle feste da ballo del patriziato genovese. Paris non andava in casa di lei, e non ardiva chiederne la mano, poichè non era tanto ricco da sperare che i parenti della fanciulla gliela avrebbero concessa. E l'amava frattanto, e si struggeva dalla rabbia e dalla gelosia. In quelle sue lettere, schiette espansioni di un cuor giovanile. Lilla si doleva della congiura che le avevano ordita dintorno i parenti e i congiunti tutti, per farla sposa ad un altro; ma giurava a Paris che, innanzi di consentire alle nozze, si sarebbe chiusa in un monastero. Il pretendente era stato introdotto in casa! ma Lilla non lo poteva in nessun modo patire; nè di lui nè d'altri al mondo avesse ad ingelosire il suo Paris, nemmeno di quello Spagnuolo che gli spiaceva tanto per le sue leziosaggini intorno a lei, e che a lei pure tornava molesto, più molesto dell'altro, del pretendente, se pure fosse stato possibile.

Queste prime lettere non avevano bollo postale, e in una di essa era accennato come giungessero tra le mani di Paris. La notte egli andava ad appostarsi in una viottola, dietro al palazzo dov'ella dimorava; un filo pietoso scendeva colla lettera di Lilla, e per quel filo un'altra lettera di Paris saliva fino alle mani di lei. Ingegnosi trovati dell'amore! Ma un giorno Paris aveva dovuto fuggire. Le lettere dalla fine del 1833 al cominciamento del 1835 erano scarse, e recavano sulla soprascritta, insieme con un finto nome, il bollo delle regie poste. Il Montalto, giovinotto bollente, s'era legato d'amicizia con taluni più in voce di volere e di promuovere novità; si erano rifischiate parole sue, che lo accusavano audace cospiratore ai danni dello Stato; laonde, pel suo meglio, aveva dovuto uscire da Genova e rifugiarsi a Parigi. Le prime lettere di questo secondo periodo erano un rammarichio continuo; Lilla non poteva sopportare l'amarezza di quella lontananza, ma i pericoli d'un ritorno di Paris la spaventavano; ella era infelice, dannata all'avversa fortuna, ma almeno lo sapeva in salvo e ne rendeva grazie al cielo. Talvolta si doleva di lui, che aveva sacrificato l'amor d'una donna all'amore di patria; tal altra andava superba dell'amore di un uomo tanto dissimile da tutti que' neghittosi e codardi che si vedeva dattorno; ora si dava in balìa della disperazione, ora si beava ne' sogni di una felicità senza pari. Sublimi contraddizioni dell'affetto, chi non vi ha sentite una volta in cuor suo?

Ma le lettere della giovinetta andavano a mano a mano facendosi più rare; tutto il giorno, e perfino la notte, ella era vigilata dalla sospettosa cura de' suoi, che non sapevano intendere la cagione de' suoi ostinati rifiuti; una lettera incominciata era caduta nelle mani di sua madre; la cameriera, che portava di soppiatto le sue lettere alla posta, era stata congedata sui due piedi; finalmente, mancando gli spedienti, fors'anco soppravvenendo la stanchezza, Lilla non aveva più scritto. Un ultimo suo biglietto, vergato nel gennaio del 1835, lasciava trapelare com'ella dovesse inchinarsi alla ferrea volontà dei parenti. L'ultima frase diceva: «Paris, per pietà, dimenticatemi! Dio era contro di noi!»