—Che dite voi mai?—proruppe Maria, lasciando cadere il ricamo che aveva tra le mani sospeso.
—Sì, vostro padre era un Montalto. Vostra madre, povera donna, ha molto patito, o Maria. Ella vive; è libera, ora, e padrona di sè; quando conoscerà la sua figliuola da tanti anni perduta, l'amerà, l'amerà!—
La sospensione che s'era fatta nell'animo di Maria alle prime parole di Lorenzo, cessò tutto ad un tratto. Un altro pensiero, più grave, più urgente, le ingombrava lo spirito.
—E perchè avete aperta la cassettina?—dimandò ella, piantando gli occhi in viso a Lorenzo.
—Perchè…. perchè non potevo lasciarvi, o Maria, senza prima aver provveduto ai casi vostri.
—Ai casi miei! è presto provveduto,—soggiunse ella, con accento di profonda intenzione.—La mia sorte non si dipartirà dalla vostra. Senza voi, senza la casa vostra, che sarebb'egli avvenuto della povera bambina?… Ricordo,—proseguì con tono solenne,—ricordo i primi anni della mia infanzia, e un uomo dai capegli neri, dal viso pallido e severo, che mi teneva sulle sue ginocchia, e mi baciava e piangeva, ed io, aggrappandomi a lui, gli gridavo: «babbo, non piangere!» Vedete, Lorenzo, questo ricordo d'infanzia era il mio segreto, il mio unico segreto, che ho custodito gelosamente dentro di me, senza mai farne parola ad alcuno; un ricordo che spesso mi assaliva, e che, fatta più grandicella, mi stemperava in lagrime, nella solitudine della mia cameretta. Ricordo altresì che fui posta un giorno, non so il come nè il quando, in compagnia d'una vecchia dama, e che io dimandavo del babbo e piangevo. Ella mi rispose che mio padre era in cielo, e m'insegnò a giungere le mani, e a pregare per lui. Io non so molte orazioni; ma questa preghiera non l'ho mai dimenticata. Da quel tempo, ogni mattina, ogni sera, ho giunte le mani ed ho pensato a mio padre, la cui faccia pallida, severa, lagrimosa, mi stava davanti agli occhi. Poi, venne un signore che sulle prime mi parve mio padre, e rammento che corsi ad abbracciargli le ginocchia, chiamandolo babbo.—Sì, bambina, chiamami con questo nome!—mi disse egli con una voce soave, che voi conoscete, o Lorenzo;—d'ora innanzi io sarò veramente tuo padre.—E andai con lui di buon grado, come se lo avessi conosciuto ed amato da un pezzo. Ed egli mi fu padre davvero, e mi diede anche una madre; la vostra; quell'angelica donna, sulla tomba della quale egli è andato a morire, amante disperato; accanto alla quale egli riposa, da due anni, nel camposanto di Montobbio. Perdonatemi, Lorenzo, se io turbo l'anima vostra con queste dolorose ricordanze. Esse sono, come per voi, sacrosante per me; ho vissuta la vostra medesima vita; sono cosa vostra, io, e i vostri son miei. Così ha voluto il cielo; così voglio pur io. Il passato non si distrugge, Lorenzo; esso è la catena che ci lega al futuro. Una nuova famiglia! Una madre che mi amerà!… Ma io l'ho avuta, una madre; ed era Luisa Salvani. La nuova, di cui mi parlate, mi darà essa un fratello? Mi darà essa colui che correva gaio al mio fianco? colui che bambina mi baloccava colle sue arti fanciullesche? colui che più tardi ha patito per me e con me? colui che fu la mia guida, la mia salvezza, la mia vita? Andate, Lorenzo; fate ciò che vi consiglia il cuor vostro; ma non chiedete a Maria di strapparsi il cuore dal petto, e di vivere, quando tutto il passato, tutto il suo dolce passato, dintorno a lei fosse morto!—
E pronunziate queste ultime parole, la povera fanciulla diede in uno scoppio di pianto. Lorenzo Salvani pallido, ansante, non aveva potuto interromperla; non sapeva che risponderle. L'animo suo durava una guerra la quale ai lettori sarà più facile argomentare, che non a noi raccontare.
—Maria! Maria!—gridò egli perduto.—voi mi straziate l'anima con queste parole. Abbiate pietà di me, ve ne supplico. Lorenzo, il vostro povero fratello, non è più buono a nulla su questa terra. Non vedete? Il destino mi perseguita, m'incalza; la mia vita è senza luce di allegrezza presente, senza un barlume di speranza lontana. Ella è buia buia, paurosa, come un sogno d'infermo, trabalzato senza posa di dolore in dolore, di sgomento in sgomento. Siate pietosa, o Maria, a un uomo il quale non ha più coscienza di sè; lasciate che il mio fato si compia!
—Quanto dolore. Dio santo!—proruppe Maria in un impeto di angoscia prepotente, suprema, che le tolse ogni misura, ogni rispetto di sè:—quanto dolore, per una donna che non vi ama! Ma che ho fatto io a quella donna, perchè ella abbia da uccidermi in tal guisa?—
Sussultò Lorenzo a quelle parole, che il soverchio dell'amarezza dettava a Maria; ma egli era tuttavia lontano dallo intenderne il perchè.