La contessa alzò la fronte a guardarlo. Il giovane aveva pallido il viso e impresso di una severa mestizia; nè ella seppe tener fermo, senza un poco di turbamento, innanzi allo sguardo profondamente pietoso, ma altero ad un tempo, di Lorenzo Salvani.
—Perdonarvi!—disse ella con voce fioca.—È cosa fatta. Una donna non ha ragione a dolersi se un uomo pari vostro le parla di amore. Taluna forse, più sofistica delle altre, noterebbe che simili parole, perchè s'abbia a ritenerle in ogni loro parte sincere, son forse dette troppo presto.
—Ma io vi ho già detto, o signora, come la penso in materia di amore. Io non pratico, nè conosco la ipocrisia del cavaliere galante, il quale vi s'insinua dolcemente nel cuore, vi signoreggia superbamente quando sia giunto a persuadervi con la sua lunga umiltà. Con me, signora contessa, voi siete padrona di voi medesima; io non aspetto a cogliervi alla sprovveduta; vi amo, e ve lo dico schiettamente con le labbra, poichè mi è dato parlarvi, in quella stessa guisa che ve lo avrei detto e seguiterei a dirvelo con gli occhi, se non avessi altro modo.
—Ma sapete, signor Lorenzo,—(la contessa Matilde disse proprio: Lorenzo)—che queste vostre parole mi mettono in pensiero? Sedetevi qui, accanto a me, e vediamo di poter discorrere tranquillamente. Ho da dirvi anzitutto perchè io v'abbia pregato a venir qua.—
Lorenzo si assise. Il cuore del giovine s'era inondato di gioia, all'udire che la contessa per la prima volta lo chiamava col suo nome di battesimo.
—Parlate, parlate, signora!—esclamò Lorenzo.—Voi sapete pure la mia vita esser vostra, e non essere cosa ai mondo la quale io non fossi lieto di fare per obbedirvi.—
Una stretta di mano lo ricompensò di quelle parole, e se una mano ardeva, l'altra non era fredda di certo.
—Voi siete un uomo d'onore;—incominciò a dire la contessa, con un tal poco di solennità nello accento,—lo so; e appunto per questo ho amato meglio volgermi dirittamente a voi. So che vi siete diportato da prode gentiluomo in un duello, nel quale avevate a contendere con uno dei più valenti schermidori della città, e me ne congratulo con voi, non già in quel modo e per quella costumanza volgare di una persona che s'incontra per via, ma con affetto sincero, ed anco, se non vi è discaro saperlo, con gratitudine, perchè c'era di mezzo una dama, e questa dama voi l'avete difesa, in vece del suo cavaliere che si dimostrava un codardo.
—Come, signora? Voi sapete….
—Sì, so tutto, e non mi riterrò neppure dal dirvi che quella dama…. ero io.