—Che cosa fareste, se comandaste voi, Rovereto?
—Io?… Vorrei anzitutto che non ci fosse più un palmo di terra italiana, dove rimanessero tirannelli a dividere, e forestieri a comandare.
—Mi accorgo che vorreste aver me per capo della maggioranza.
—E mio collega al ministero! Che bella cosa si annunzierebbe alla nazione! Un ministero Rovereto Salvani…. Diamine! mi pare che rimangano molti portafogli senza titolare.
—O dove lasciate il Montalto, il Pietrasanta e l'Assereto?
—Avete ragione, perdinci! Saremmo cinque ministri, e i portafogli d'avanzo li terremmo noi stessi per interim. Sarebbe il ministero di San Nazaro, che varrebbe in fin dei conti come tanti e tant'altri. Ottima pensata! ho da sognarne, stanotte! Ma noi,—proseguì ridendo come un pazzo, il capitano,—stiamo qui a ciaramellare, come se avessimo tempo da buttar via. Statemi sano: io torno ai miei uomini.
—Addio, dunque, e ancora una volta, grazie!
—Zitto là; ne parleremo domani. Buona notte!—
E il Nelli, data una giratina sui tacchi, si allontanò speditamente, alla volta del suo drappello, che aveva avuto dieci o quindici minuti di riposo, in cambio di cinque.
Anche Lorenzo si mosse dal canto suo per andarsene. Ma dove? A casa non era prudente consiglio tornare; perciò gli parve acconcio di andare a chiedere ospitalità presso l'amico Assereto, dal quale avrebbe avuto novelle di casa sua.