In questi pensieri, domandò di Lorenzo al gastaldo. E fu grande la sua maraviglia, allorquando il vecchio gli ebbe detto, che quella istessa mattina erano venuti in due, l'Assereto e il Giuliani, a cercarlo, e poco dopo erano partiti tutti e tre alla volta di Genova.
—Il signor Salvani era molto contento;—aggiunse il gastaldo.—Per la prima volta dacchè egli era quassù, l'ho veduto ridere. E se n'è pigliato una satolla, il povero giovine! Poi, s'è degnato di abbracciarmi, innanzi di andarsene, e mi ha chiesto se non mandassi a dir nulla a Vostra Eccellenza, che egli sarebbe andato a salutare in giornata. Che si ricordi del suo povero Antonio, gli ho risposto io, e della sua Montalda che non lo vede da un pezzo.
—Grazie, mio buon Antonio; tu lo vedi, sono venuto;—disse Aloise, mettendogli amorevolmente una mano sulla spalla.—Orvia, conducimi nelle mie stanze, e va tosto ad aprirmi la cappella.
—E non vuol prender nulla? Vostra Eccellenza sarà
stanca.
—No, non ho bisogno di nulla; prima di tutto voglio salutare mia madre.—
Il gastaldo non disse altro di rimando, e lo precedette nel palazzo. Come furono giunti nella camera di Aloise, il vecchio notò che il suo padrone deponeva su d'una mensola una busta che aveva recato sotto la sua spolverina da viaggio.
—Che cos'è questo? armi?
—Sì,—rispose a fior di labbra Aloise,—pei ladri, se vorranno assaggiarne.
—Oh, non vengono ladri quassù, che la farebbero bassa. Antonio dorme da un occhio solo, come ebbe a dirmi una volta il signor Salvani.—
Aloise non aggiunse parola. Il suo pensiero era corso da capo a
Lorenzo, e andava chiedendo come mai il fuggiasco avesse potuto così
di punto in bianco tornare in città, e quali fossero le novelle del
Giuliani e dell'Assereto, che lo avevano racconsolato d'un tratto.