In quel suo colloquio, Aloise riandava di certo quei giorni che fanciulletto aveva passati daccanto a lei; com'ella in lui solo, nelle sue infantili carezze, paresse trovar conforto ad ascose pene, sollievo a taciuti rammarichi. Sempre accigliato, burbero o noncurante il padre; ella sempre buona, sempre soave, sempre tenera, sempre pari a sè stessa; più soave, più buona, più tenera quando il padre fu morto, quasi paresse amar meglio, darsi più liberamente all'amore del figlio. Povera madre! Ella avvezza a vederlo ogni giorno, a invigilarne con occhio del pari benevolo gli studi e i trastulli, aveva un giorno veduta la necessità di ritrarsi in quella solitudine campestre, perchè il suo vivere ristretto consentisse al marchesino di Montalto una certa agiatezza patrizia. Povera madre! Come s'era ella adoperata, quante amorose e sapienti fatiche (sapienti appunto perchè amorose) aveva ella durate per farlo uomo, veramente uomo, per trasfondere in lui la severa alterezza della sua anima, la sensitiva bontà del suo cuore!
Ah il cuore! triste dono! O non sarebbe meglio averne l'apparenza soltanto? Non basterebbe all'uomo, per vivere lodato, riverito ed amato nel civile consorzio, la benevolenza misurata, la soavità tranquilla, la cortesia riguardosa, e tutto il cortéo delle mezzane virtù, che hanno bensì il nome dal lago del cuore, ma in verità derivano l'origine dalle scarse vene del raziocinio? L'uomo, così privilegiato dalla natura, riuscirebbe amabile senza danno della sua esistenza, godrebbe i frutti della sua forza senza gli smarrimenti d'uno spirito che si va logorando nell'attrito. E di tal fatta son molti, i cui pregi vanno assai facilmente per le bocche di tutti; uomini e donne la cui bontà discende da un sillogismo, la cui gentilezza sgocciola da un sorite, i cui sacrifizi, quando essi ne fanno di tali, si sprigionano, meditati a lungo, dalle corna d'un dilemma. Ma costoro, dirà taluno, non operano le grandi cose nel mondo. Che importa? Per uno, tra cento di quei grandi infelici, che meriterà una statua dai posteri, novantanove spendono vanamente il loro affetto nelle oscure battaglie della vita privata, e muoiono senza compenso di gratitudine. Qui, poi, è da vedersi se la statua sia davvero un compenso, e se l'ammirazione dei superstiti valga la felicità non ottenuta vivendo. Che importa egli chiamarsi Francesco Petrarca, Torquato Tasso, Giacomo Leopardi, e durare estinti sugli altari della fama, se vivi s'è patito dieci volte più della comune degli uomini? La gloria è come una vetta solitaria che tutti vedono e ammirano da lontano; ma lassù durano eterne le nevi; i fianchi ignudi si sfranano, corrosi dall'acque, flagellati dal fulmine.
Il colloquio d'Aloise con sua madre era finito. Baciò, ribaciò commosso quel marmo che la contendeva a' suoi occhi; tese le palme, quasi implorando una benedizione; mormorò il saluto di chi promette tornare tra breve; scoccò un ultimo bacio in quell'aria che gli pareva tutta piena di lei, e s'involò rapidamente dalla chiesuola.
Giunto a piè della scala interna che metteva al primo piano del palazzo, gli venne veduto Antonio che se ne stava accoccolato sul primo gradino, coi gomiti puntellati sulle ginocchia e la fronte sulle palme, in atto di meditazione.
—Che fai tu qui?—disse Aloise.
—Aspettavo;—rispose il vecchio gastaldo, togliendosi prontamente da quella postura.—Vostra Eccellenza avrà bisogno di qualche cosa….
—Non ho bisogno di nulla; vattene!—
Così disse asciuttamente Aloise; ma ravvedutosi tosto, pose una mano sul braccio del servo, che mogio mogio si muoveva per obbedirlo, e con accento carezzevole soggiunse:
—Va, buon Antonio, va a riposarti. È tuo costume di alzarti sempre per tempo. E poi, domattina, avrò bisogno di te.—
Dicendo queste ultime parole, non si potè trattenere dal porgli le braccia al collo. Il vecchio gastaldo diede in uno scoppio di pianto.