—A discrezione.
—Bene! la Corte vi rimanda assolto, ma non già in grazia vostra, sibbene di Lanfranco Cigàla, vostro antenato, e gentil trovatore, che avete citato, in vostra buon'ora, testè. E poichè parliamo di trovatori, chi di voi, signori, saprebbe raccontarci la vita di Goffredo Rudel, e di Percivalle Doria?
IV.
Qui si racconta di Goffredo Rudel, come per amor si morisse.
Si ricordano i nostri lettori della visita che fece Aloise alla villa Vivaldi, allorquando l'amico Pietrasanta lo condusse a fare la prima passeggiata di convalescenza là dalla parte di Nervi? Se essi non hanno dimenticato quella gita campestre, rammenteranno ancora che, innanzi di uscir dalla villa, e quando il giardiniere aveva additato l'albo dei visitatori, Aloise di Montalto si era fatto sollecito a pigliar la matita, e, dopo avere rivolta un'occhiata d'intelligenza al compagno, aveva scritto sull'albo due strani nomi: __Goffredo Rudel__ e __Percivalle Doria__.
Di questa bizzarria il Pietrasanta aveva chiesta la ragione all'amico; e questi gli aveva risposto con un'altra, ripetendo una frase detta da Enrico al giardiniere, quando erano per rimettersi in carrozza: «i nostri noi viaggiano nel più stretto incognito».
Ma perchè, tra tanti nomi posticci che potevano venirgli in mente, egli era andato a cercar proprio que' due nomi storici? Perchè all'innamorato senza speranze pareva di scorgere una certa somiglianza tra la sua infelicità e quella famosa del poeta provenzale. Un trovatore, poi, ne tirava un altro, e tra i nomi di trovatori da poter mettere accanto al primo, gli era balenato alla fantasia quello di un genovese; però aveva aggiunto Percivalle Doria, come pseudonimo di Enrico Pietrasanta. Si noti che mezz'ora innanzi il giardiniere, conducendoli sotto l'albero di sughero, aveva accennato ad una Corte di amore; si aggiunga che Aloise, a que' tempi, secondo l'uso di tanti innamorati, leggeva assiduamente il Leopardi e il Petrarca. Ora, dal cenno del giardiniere e dai versi del Petrarca, ai trovatori, al Rudel, non c'era altro che un passo, e ad Aloise tornava in mente ciò che aveva scritto messer Francesco nel suo __Trionfo d'amore__.
Gianfrè Rudel, che usò la vela e il remo
A cercar la sua morte….
Dopo quel giorno, molte cose erano avvenute, ed Aloise era introdotto solennemente in casa Torre-Vivaldi. La sua prima visita alla marchesa, dopo ch'ella era in villeggiatura, gli aveva fatto ricordare, non senza un pochino di trepidanza, i due nomi scritti sul libro, e l'altro inciso sulla tavola di lavagna; ma s'era poscia raffidato nel pensiero che i primi dovessero rimanere ignorati, confusi com'erano tra tanti altri forestieri e visitatori d'ogni risma, e l'altro celato sotto il tappeto, che era sempre disteso sulla tavola di lavagna, in quelle ore che la marchesa usava passare in quel suo luogo prediletto.
Una volta aveva tremato davvero, ma non al tutto di sgomento. Egli era, con altri, vicino alla signora, e il discorso era per l'appunto caduto su quella rustica tavola, che il marchese Antoniotto avrebbe desiderato mutare in un'altra di marmo.