Turbati, senza un concetto in mente, uscirono per le vie, dove seppero del tentativo fallito la sera innanzi e dei pericoli che aveva corso la cosa pubblica; pericoli ingranditi nell'universale dalla paura del caso recente e dalla ignoranza de' particolari. Certo il Salvani era imprigionato, o nascosto; ma la fanciulla? ma il servo? E i due amici di Lorenzo, in queste indagini al buio, si andavano stillando inutilmente il cervello.

Due ore dopo, sperando che qualcuno ci sarebbe finalmente tornato, andarono di bel nuovo a casa Salvani. Ma, in quella che facevano le scale, ebbero a persuadersi che era un altro viaggio inutile, il loro; poichè qualcuno stava martellando e scampanellando disperatamente all'uscio, in quella medesima guisa che essi avevano fatto dapprima.

—Basta; vediamo intanto chi sarà quest'altro;—disse Aloise.

E, seguendo la buona ispirazione, continuarono a salire le scale. Alla loro comparsa sul pianerottolo, quegli che stava all'uscio si volse, e il Pietrasanta e il Montalto lo ravvisarono; era l'Assereto, l'Assereto, che, com'essi, veniva a cercar di Maria e di Michele per la seconda volta in quella mattina.

—Oh, alla perfine troviamo un amico!—esclamò Aloise.—Orbene, non c'è alcuno?

—Che volete? Suono, sto per dire, da un'ora, e nessuno mi apre.

—Noi siamo già stati….—disse il Pietrasanta.

—E anch'io,—rispose l'Assereto,—ma, come stavolta, ho trovato faccia di legno.

—E il Salvani, quando lo avete veduto?—dimandò
Aloise.

—Stanotte, nel tornare a casa, dov'egli era ad aspettarmi. Saprete del tentativo di iersera?….