Ma egli avvenne che un giorno, essendo andato a visitarlo, e vedutolo così giù dell'animo, Aloise gli profferse, con quella amorosa cortesia che non patisce rifiuti, più sicura e più libera ospitalità nel suo castello di Montalto, che, come i lettori rammentano, era posto in cima ad una di quelle tante gole di monti che fiancheggiano la Polcevera.
—Andatevene alla Montalda!—gli disse.—È una rocca solitaria, una vera bicocca ascosa tra i greppi, ultimo ricordo de' miei maggiori. Colà son nato; colà è sepolta mia madre. Quando son triste me ne vado lassù. Dovrei andarci piuttosto quando son lieto, per temperare la baldanza delle illusioni, e misurare dall'alto il nulla delle umane speranze. Ma che volete? siam fatti così. Perchè non vengo da voi quando son gaio, quando il futuro mi arride pieno di dolci promesse? Perchè, quando son mesto, come oggi, invilito, sento il bisogno di venire a passar due ore con voi? Eppure vi amo, Lorenzo, e so che la vostra amicizia è più schietta, più salda, di tanti rapimenti del cuore…. Ma lasciamo stare le mie malinconie; parliamo delle vostre. Lassù sarete triste a vostro bell'agio. Il luogo non è gaio, di fatto. Ma almeno voi non intisichirete, come in questa clausura; ma almeno potrete correre a vostra posta, al cielo aperto, quando il soverchio dell'amarezza, rompendo dal cuore, vi spingerà le maledizioni sul labbro, vano sfogo della creatura che soffre. Ed anche la forza del maledire vi verrà meno lassù, poichè sarete vicino alla tomba di una donna, la quale è vissuta come una martire, ed è morta come una santa, e voi l'avrete esempio continuo ne' travagli dell'anima, e le direte che suo figlio non è molto più lieto di voi.—
Lorenzo non aveva mai udito il suo amico Aloise parlargli in tal guisa. Il marchese di Montalto era cortese, ma severo di modi, affettuoso ne' suoi discorsi, ma riguardoso ad un tempo. Qual rammarico era il suo, che lo rendeva così subitamente espansivo? Lorenzo non istette a cercarlo; ma in atto di andare incontro a quella mestizia, mentre tacitamente accettava la profferta dell'amico, gli disse:
—Perchè non verreste anche voi, Aloise?—
A quelle parole il giovine trasse un sospiro, chinò il capo e fece scorrere la palma della mano sulla fronte, come un uomo che cerchi di scacciare un pensiero molesto.
—Oh perdonate!—soggiunse tosto il Salvani, che ben si accorgeva di aver toccato una piaga.
—Nulla, nulla!—rispose il Montalto.—Debbo rimanere a Genova, per tante cose e nessuna. La vita di città ci tiene legati per mille fili sottilissimi, che non si possono romper tutti ad un tratto. Ciò mi fa ricordare di quel povero Gulliver, quando capitò nella terra di Lilliput, e, addormentatosi sulla riva deserta, si svegliò così strettamente legato da migliaia di crini, come se avesse avuto i polsi stretti da gomene fermate al terreno. E poi, chi sa? dovrò anche andar fuori, in Francia, o in Germania; ma questo vi posso promettere, che verrò più tardi a farvi compagnia, e sarà una festa per me.—
Quel medesimo giorno, salutato l'Assereto, che era sopraggiunto in quel mezzo e aveva rincalzato de' suoi consigli le profferte di Aloise, il nostro Lorenzo si avviò per le colline fino alla Montalda, chiedendo a sè stesso che cosa potesse aver reso così triste quel giovine, il quale era parso tanto felice, dedito com'era a tutti i fastosi passatempi de' suoi pari, e non d'altro curante che delle sue cavalcate, de' suoi patrizii ritrovi e delle sue superbe fatiche d'automedonte.
—Ognuno ha la sua croce!—pensava Lorenzo in quella che andava lentamente per l'erta su cui era murato il castello.—Niente manca ad Aloise, per esser felice; gioventù, bellezza, nobiltà di sangue, e quella agiatezza in cui risiede l'indipendenza, la bella indipendenza, che solo intende ed apprezza chi l'ha perduta, ma di cui tuttavia gode i benefizi chi l'ha. Ed egli è triste, e si paragona a me nel dolore. Ama egli forse?… Amare, soffrire, navigar per mare in tempesta senza scorgere il porto, naufragare senza una vela all'orizzonte che dia speranza di aiuto!—
E il pensiero di Lorenzo tornava a Maria. Dov'era Maria? Come aveva potuto lasciare la casa che era pur sua? Egli ben sentiva di amarla, quella casta fanciulla, fatta donna dal dolore. Perchè veramente era stato un momento d'angoscia suprema, quello che a lei, innocente creatura, aveva strappato dalle labbra il segreto inavvertito dell'anima, e a lui rischiarati di una luce improvvisa i più riposti penetrali del cuore. La santa tenerezza di due vite non affratellate dalla comunanza del sangue, può rimanere come un abisso invarcabile per esse, fino a tanto che duri, colla calma usata degli eventi, la rispettosa consuetudine. Ma viene il tremuoto a scuotere dal profondo la terra, e l'abisso incontanente si colma; una sventura, tremuoto dell'anima, rompe i vincoli della consuetudine, e l'amore trabocca nell'ossequio, lo copre, lo compenetra nel suo torrente di lava. Tutto ciò era accaduto; la tenerezza aveva ceduto il luogo all'amore. E quel giorno medesimo che doveva schiudere un nuovo orizzonte a quelle due vite, mostrar loro nella unione l'indirizzo a quella felicità di cui erano sì degne, quel giorno medesimo le aveva separate, divelte violentemente l'una dall'altra. Egli ramingo; ella perduta per lui. Povero Salvani! povero gladiatore ferito! egli non si alzava altrimenti sulle ginocchia, che per ricadere da capo.